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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30358/2024 del 24/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della Corte di appello di Roma che, riformando la sentenza di primo grado, aveva escluso la recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale contestata e rideterminato la pena. Il Procuratore generale ha dedotto violazione di legge in quanto la Corte territoriale avrebbe trascurato di considerare il complessivo comportamento penale del prevenuto e avrebbe motivato l'esclusione della recidiva basandosi sostanzialmente sul solo intervallo temporale intercorrente tra le condotte.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la Corte d'appello abbia errato nel fondare l'esclusione della recidiva su un criterio temporale semplicistico e non abbia svolto una valutazione completa, ai sensi degli strumenti di giudizio rilevanti, del rapporto tra le precedenti condanne e il reato in esame. Ha inoltre rilevato l'omessa verifica e il mancato confronto motivazionale con gli argomenti che avevano giustificato l'affermazione della recidiva in primo grado. Per queste ragioni la sentenza impugnata e' stata annullata limitatamente all'esclusione della recidiva e la Corte ha disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Roma per nuovo esame esclusivamente sul punto relativo alla circostanza inerente alla persona (recidiva). Restano comunque definitive l'affermazione di responsabilità penale per il reato contestato e le parti della sentenza non impugnate dall'imputato.

Norme richiamate

  • dPR n. 309 del 1990, art. 73

    Norma sostanziale che incrimina la detenzione di sostanze stupefacenti; utilizzata per definire il reato contestato (detenzione a fine di cessione di eroina).

  • codice penale, art. 99

    Regola la recidiva e i suoi effetti sul trattamento sanzionatorio. La Corte ha richiamato che il legislatore fissa il termine di 5 anni quale parametro cronologico rilevante e che la valutazione della recidiva richiede un esame complessivo non meramente cronologico.

  • codice penale, art. 133

    Criteri per la determinazione della pena e per la valutazione della pericolosità sociale; la Corte ha indicato che l'accertamento circa la persistenza di una inclinazione al delitto deve basarsi su criteri concreti di cui all'art. 133 e non solo sul mero intervallo temporale.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione richiamata

    es. Sez. II 14 maggio 2023 n. 10988; Sez. U 25 luglio 2023 n. 32318

    Richiami giurisprudenziali usati per precisare i principi applicativi sulla recidiva e sull'obbligo del giudice del gravame di fornire motivazione razionale quando riforma la decisione di primo grado.

Massime di principio

  • L'esclusione o l'affermazione della recidiva non può fondarsi esclusivamente su un criterio temporale; occorre una valutazione complessiva del rapporto tra precedenti condanne e nuovo fatto, secondo i criteri dell'art. 133 c.p.
  • Il termine di cinque anni previsto per la recidiva è un parametro legislativo di riferimento: un intervallo inferiore non determina automaticamente l'esclusione della recidiva.
  • Quando il giudice d'appello riforma la decisione di primo grado anche in senso favorevole all'imputato, ha l'obbligo di motivare razionalmente la diversa valutazione e confrontarsi con le ragioni che avevano portato alla decisione impugnata.
  • Se la Corte di cassazione annulla solo su un profilo (ad es. la sussistenza della recidiva), il giudizio di merito sulla responsabilità sostanziale può rimanere definitivo e soltanto la questione specifica viene rinnovata in sede di rinvio.
  • In casi di valutazione della recidiva aggravata (reiterata, specifica, infraquinquennale) il giudice deve verificare se la condotta passata sia indicativa di una perdurante inclinazione al reato e se abbia influito come fattore criminogeno per il nuovo reato.

Testo integrale

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