Cassazione Penale, Sentenza n. 16320/2024 del 18/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la conferma in appello della condanna per tentato incendio, deducendo due censure principali: 1) vizio di motivazione per mancata derubricazione del fatto da tentato incendio (art.423 c.p.) a danneggiamento seguito da incendio (art.424 c.p.), sostenendo che l'elemento soggettivo fosse solo il danneggiare e non la volontà di provocare un incendio; 2) omessa o insufficiente motivazione sulla sua partecipazione come concorrente, atteso che il coimputato aveva reso dichiarazioni autoaccusatorie escludendo la conoscenza da parte di Corradino delle intenzioni criminali, e che la sua responsabilità sarebbe stata basata sulla mera presenza nell'autovettura.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso (in parte inammissibile e in parte infondato). Ha ritenuto corretta la valutazione di merito secondo cui sussisteva il tentativo di incendio: il fuoco acceso sullo zerbino aveva già raggiunto un'altezza di circa un metro e minacciava materiali facilmente infiammabili (tavoli, sedie, tenda) e l'abitazione sovrastante, dunque l'evento incendiario rientrava nella proiezione volontaria dell'agente. Quanto al concorso, la Corte ha confermato che non è necessario un accordo preventivo: è sufficiente un'intesa spontanea o un contributo esteriore idoneo ad agevolare l'azione del materiale; la presenza di Corradino che attendeva in auto a breve distanza, consentendo il trasporto e funzionando come supporto per il prelevamento e la fuga, è stata ritenuta contributo apprezzabile alla commissione del reato. Per tali ragioni la sentenza di merito è stata ritenuta logica e coerente e il ricorso è stato rigettato; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 423 cod. pen.
Norma relativa al delitto di incendio; interpretata come comprensiva anche della fattispecie del tentativo di incendio quando l'azione e le circostanze (materiali altamente infiammabili, fiamme già sviluppate) mostrano la volontà di cagionare un incendio di non lievi proporzioni.
art. 424 cod. pen.
Norma sul danneggiamento seguito da incendio; richiamata dal ricorrente per chiedere la derubricazione, ma la Corte ha ritenuto che i fatti fossero più gravemente configurabili come tentato incendio.
art. 110, art. 56, art. 61 n.5 cod. pen.
art. 110, art. 56, art. 61 n.5 c.p.
Art.110 (concorso di persone nel reato), art.56 (tentativo), art.61 n.5 (aggravante per tempo/luogo che ostacola difesa): utilizzati per ricostruire forma di partecipazione al reato, tentativo e aggravante per aver approfittato delle circostanze (ora notturna, assenza di persone).
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.
Norma che disciplina i motivi di impugnazione in cassazione per vizio di motivazione; usata per inquadrare le doglianze del ricorrente e valutare la possibilità di sindacato in sede di legittimità.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
art. 173 disp. att. c.p.p.
Limiti di devoluto in cassazione; citato per segnalare che il ricorso è stato formulato nei limiti procedurali consentiti.
art. 23 d.l. n. 137 del 2020
Norma emergenziale che consente al Pubblico Ministero la requisitoria scritta; richiamata nel contesto procedurale relativo alla requisitoria del Procuratore generale.
art. 6 (spese processuali)
Richiamato al fine di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.
Massime di principio
- Per distinguere tentato incendio da danneggiamento seguito da incendio occorre valutare la proiezione volontaria dell'agente: se la condotta è diretta a cagionare un incendio di non lievi proporzioni (es. presenza e coinvolgimento di materiali facilmente infiammabili e fiamme già sviluppate), la fattispecie è quella dell'incendio tentato.
- Il concorso di persone nel reato non richiede un accordo preventivo scritto o antecedente: è sufficiente un'intesa o un supporto, anche estemporaneo, che sia causalmente efficiente a facilitare la realizzazione del reato (trasporto, attesa e funzione di palo/accoglienza possono costituire contributo rilevante).
- La valutazione di merito (attendibilità delle prove, peso delle dichiarazioni, ricostruzione fattuale operata dai giudici di merito) è ristrette in cassazione: il giudice di legittimità interviene solo per vizi di motivazione macroscopicamente illogici o per travisamento della prova tale da disarticolare l'intero ragionamento probatorio.
- Elementi materiali come immagini di videosorveglianza, sequestri (accendino, bottiglia, zerbino imbevuto), pronto intervento delle forze dell'ordine e dichiarazioni in sede di convalida costituiscono elementi forti per la ricostruzione del fatto e possono reggere la conferma della responsabilità.
- La mera presenza sul luogo non esclude automaticamente responsabilità: se è dimostrabile che la presenza ha agevolato il compimento del reato (trasporto, supporto logistico, ruolo di palo o fuga), può integrarsi il concorso.
- In sede di impugnazione, il ricorrente deve confrontarsi specificamente con le motivazioni del giudice di merito; proporre una lettura alternativa dei fatti senza mostrare vizi di logicità o incompletezza della motivazione è generalmente insufficiente per ottenere l'annullamento.
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