Cassazione Penale, Sentenza n. 20926/2026 del 05/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La società, quale terza interessata e tramite il proprio legale rappresentante, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il sequestro preventivo impeditivo di crediti d'imposta e di somme di denaro. Ha dedotto, in sintesi, due violazioni di legge: (1) il sequestro avrebbe oltrepassato il perimetro del decreto genetico, perché il provvedimento originario avrebbe colpito solo le somme di denaro ricavate dagli indagati dalla cessione dei crediti, e non anche i crediti d'imposta ceduti alla società ricorrente; (2) mancava il periculum in mora in relazione alla società, non essendo state indicate circostanze concrete e attuali riferibili ad essa, tali da giustificare la misura per evitare l'aggravamento o la protrazione delle conseguenze del reato o la commissione di altri reati.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché fondato su motivi manifestamente infondati. Ha ritenuto corretta l'interpretazione del Tribunale e del decreto genetico: i crediti d'imposta erano stati considerati cose pertinenti al reato e, quindi, sequestrabili anche presso terzi cessionari di buona fede, per il loro controvalore. Ha inoltre ritenuto legittima la valutazione del periculum, rilevando che il giudice di merito aveva motivato in fatto sulla concreta e attuale possibilità di ulteriore circolazione, monetizzazione o compensazione dei crediti illecitamente acquisiti. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 316-ter c.p.
Il reato presupposto è richiamato come una delle fattispecie da cui derivano crediti d'imposta indebitamente acquisiti, oggetto del sequestro preventivo impeditivo del controvalore.
art. 640-bis c.p.
Il reato presupposto è richiamato come ulteriore fattispecie da cui derivano crediti d'imposta indebitamente acquisiti, sequestrabili anche presso terzi cessionari per il valore corrispondente.
art. 325 cod. proc. pen.
Nel giudizio di legittimità sulle misure cautelari reali è consentito il solo controllo sulla violazione di legge; la motivazione in fatto sulla concretezza e attualità del pericolo non è rivalutabile in cassazione.
art. 24065 del 11/04/2024, Scossa, Rv. 286552-01
Richiamato come precedente che afferma che il sequestro preventivo non finalizzato alla confisca presuppone un collegamento tra reato e cosa, e può colpire beni di terzi in buona fede se la libera disponibilità è idonea ad aggravare o protrarre le conseguenze del reato.
art. 57595 del 25/10/2018, Cervino, Rv. 274691-01
Richiamato per il medesimo principio sul collegamento tra reato e cosa e sulla sequestrabilità presso terzi estranei in buona fede.
Massime di principio
- In tema di sequestro preventivo impeditivo, ciò che rileva non è la titolarità soggettiva del bene, ma il collegamento oggettivo tra la cosa e il reato; pertanto il vincolo può essere disposto anche su beni nella disponibilità di un terzo in buona fede se essi restano cosa pertinente al reato.
- I crediti d'imposta indebitamente acquisiti possono conservare la natura di "cosa pertinente al reato" anche dopo la cessione a terzi, sicché il sequestro può riguardare il credito o il suo controvalore, inclusi i casi in cui il credito sia stato già monetizzato o trasferito.
- Nel sequestro preventivo impeditivo il periculum in mora può essere desunto dalla concreta e attuale attitudine del bene a essere ulteriormente circolato, compensato o monetizzato, con possibile aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato.
- In cassazione sulle misure cautelari reali non è consentita una nuova valutazione del fatto o della motivazione di merito: il controllo è limitato alla violazione di legge, mentre resta preclusa la rivalutazione dell'apprezzamento fattuale compiuto dal giudice del riesame.
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