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Cassazione Civile, Ordinanza n. 36097/2023 del 27/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda una domanda risarcitoria collegata a infiltrazioni e danni in un garage/locali. In appello la Corte territoriale aveva ritenuto provato il mancato utilizzo del locale per un determinato periodo e il danno a otto autovetture parcheggiate nel garage in una data specifica, ma aveva poi escluso che tali circostanze fossero provate in modo convincente quanto alla presenza delle auto, all’effettività e quantificazione dei danni, al pagamento delle riparazioni e alla durata della chiusura del locale. Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione formalmente denunciando violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., ma in sostanza chiedendo una nuova valutazione del materiale probatorio e un diverso apprezzamento dei fatti già esaminati dai giudici di merito.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto che la censura, pur prospettata come violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., mirasse in realtà a ottenere un riesame del merito, attività preclusa al giudice di legittimità. Ha rilevato che la sentenza impugnata era sorretta da motivazione coerente e specifica, fondata sull’insufficienza delle prove testimoniali, sulla non attendibilità di alcune deposizioni, sulla mancanza di quietanze e sulla non decisività della consulenza tecnica d’ufficio, la quale aveva fornito soltanto una stima ipotetica. Il ricorso è stato quindi rigettato; il ricorrente è stato condannato alle spese nei confronti della parte costituita, mentre nulla è stato disposto per la società intimata rimasta contumace in cassazione.

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    La deduzione di violazione della norma non può tradursi in una richiesta di nuova valutazione dei fatti e delle prove da parte della Corte di cassazione.

  • art. 116 c.p.c.

    La censura non è ammissibile quando, sotto la veste della violazione delle regole di valutazione della prova, miri in sostanza a ottenere un diverso apprezzamento del materiale istruttorio.

Massime di principio

  • La denuncia di violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. è inammissibile quando maschera una critica alla ricostruzione dei fatti compiuta dal giudice di merito e sollecita un riesame del materiale probatorio.
  • La consulenza tecnica d’ufficio, da sola, non è normalmente idonea a supplire la mancanza di prova del fatto costitutivo del danno o della sua durata, ove difettino ulteriori emergenze istruttorie.
  • Le deposizioni generiche, de relato o provenienti da soggetti fortemente interessati all’esito della lite possono essere legittimamente non valorizzate dal giudice di merito, se la valutazione è sorretta da motivazione logica e coerente.
  • Per il riconoscimento del danno patrimoniale non basta allegare una stima ipotetica: occorre una prova credibile del pregiudizio, del nesso con l’evento dannoso e, ove rilevante, dell’effettivo esborso sostenuto.
  • In sede di legittimità non è consentito sostituire la propria valutazione delle prove a quella compiuta dal giudice di merito, quando quest’ultimo abbia esaminato specificamente le risultanze istruttorie e spiegato le ragioni del proprio convincimento.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProve
RamiProcesso civileResponsabilità civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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