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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8119/2022 del 07/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Singh impugnava l'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile la sua istanza di concessione di misura alternativa alla detenzione per presunta mancanza della dichiarazione di domicilio prevista dall'art. 677, comma 2-bis, cod. proc. pen. In realtà la dichiarazione di domicilio era contenuta in calce all'istanza (con indirizzo in Calvisano e successiva modifica a San Paolo). Il Tribunale aveva ritenuto altresì lo stato di irreperibilità ostativo alla misura e aveva emesso il decreto di inammissibilità ex art. 666, comma 2, senza valutazione collegiale nel contraddittorio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso: ha annullato senza rinvio il decreto di inammissibilità emesso dal Presidente del Tribunale di sorveglianza, perché l'inammissibilità 'de plano' può essere pronunciata solo quando l'istanza sia manifestamente infondata per palese difetto di condizioni di legge o sia mera riproposizione di richiesta già rigettata. Essendo la dichiarazione di domicilio presente, mancavano le rigorose condizioni che giustificano un decreto di inammissibilità. Gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di sorveglianza di Brescia per il prosieguo e la decisione sull'istanza.

Norme richiamate

  • art. 677, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    prevede come causa di inammissibilita' la mancata indicazione o elezione di domicilio nella domanda introduttiva

    La norma stabilisce un requisito di ammissibilita' procedurale; pero' la sua assenza deve essere valutata come difetto non controverso delle condizioni di legge per consentire una declaratoria 'de plano' di inammissibilita'. Se la dichiarazione e' presente, la norma non giustifica l'immediata esclusione dell'istanza.

  • art. 666, comma 2, cod. proc. pen.

    norma che disciplina il decreto di inammissibilita' nel procedimento di sorveglianza

    Consente al Presidente di pronunciare inammissibilita' solo quando l'istanza appaia manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge o sia mera riproposizione; non autorizza decisioni di merito o valutazioni discrezionali senza contraddittorio.

  • art. 678, cod. proc. pen.

    richiamo alle norme sul procedimento di esecuzione

    Nel procedimento di sorveglianza si applicano le regole del procedimento di esecuzione; la declaratoria di inammissibilita' 'de plano' deve essere usata in senso restrittivo e solo per difetti non controversi delle condizioni di legge.

Massime di principio

  • La mancata indicazione del domicilio nella domanda e' causa di inammissibilita' ma la sua assenza deve essere chiara e non controversa per giustificare una declaratoria 'de plano'.
  • Il Presidente del Tribunale di sorveglianza può dichiarare l'inammissibilità d'ufficio solo se l'istanza è manifestamente infondata per palese difetto di condizioni di legge o è mera riproposizione; altrimenti va valutata collegialmente nel contraddittorio.
  • La qualifica di 'irreperibilità' del condannato attiene alla valutazione di merito sulla concedibilità della misura alternativa (reperibilità per finalità di risocializzazione) e non sostituisce la verifica formale della presenza della dichiarazione di domicilio.
  • Se la dichiarazione di domicilio è presente, il giudice deve procedere alla valutazione di merito sulla misura alternativa, con le garanzie del contraddittorio e, se necessario, con decisione collegiale.
  • In caso di errore procedurale del Presidente nel dichiarare inammissibile l'istanza senza i presupposti, la Cassazione può annullare il provvedimento e disporre la trasmissione degli atti per il prosieguo del giudizio davanti al Tribunale di sorveglianza.

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