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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13440/2022 del 07/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per aver contraffatto, alterando la data di scadenza, l'autorizzazione all'attività di somministrazione al pubblico di alimenti rilasciata al suo esercizio. In Cassazione la Zotta ha dedotto vizi di motivazione relativi alla mancanza dell'elemento soggettivo: avrebbe infatti ignorato l'alterazione, realizzata dal marito, e non si sarebbe occupata della gestione dell'azienda. Ha quindi contestato la responsabilità a suo carico e ipotizzato che il marito fosse l'autore materiale del falso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure erano generiche e non indicavano specifiche risultanze probatorie o fonti documentali che dimostrassero l'assenza di conoscenza dell'alterazione da parte della ricorrente. I giudici di merito avevano logicamente ritenuto la responsabilità della Zotta in ragione del suo ruolo di rappresentante legale e della sua presenza nei locali al momento dell'accertamento. Conseguentemente la Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 477 c.p.

    Norma richiamata come parte della fattispecie di falsità relativa a documenti amministrativi; la Corte ha ritenuto sussistente il reato di falsificazione dell'autorizzazione.

  • art. 482 c.p.

    Norma relativa all'uso di atti falsi; applicata insieme all'art. 477 per sanzionare la condotta consistente nell'alterazione dell'autorizzazione.

  • art. 6 d.lgs. n. 193/2007

    Riferita alla contravvenzione concorrente, che la Corte territoriale ha dichiarato estinta per prescrizione; la Cassazione ha confermato la decisione di merito su tale punto (la declaratoria di estinzione è stata operata dalla Corte d'appello).

  • art. 616 c.p.p.

    Norma procedurale che permette alla Corte di condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile; applicata dalla Cassazione per sanzionare il ricorso ritenuto infondato/generico.

Massime di principio

  • Per contestare efficacemente la sussistenza dell'elemento soggettivo (dolo) in appello o in Cassazione è necessario indicare con precisione le risultanze probatorie o i documenti che dimostrano l'ignoranza dell'imputato rispetto all'alterazione; mere affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • Il ruolo di rappresentante legale e la presenza nei locali al momento dell'accertamento costituiscono elementi che i giudici possono utilizzare per inferire responsabilità, salvo prova contraria documentale che dimostri la delega effettiva e verificabile della gestione a terzi.
  • Se l'addebito dell'illecito ricade sull'autore materiale (es. un coniuge), è necessario portare in giudizio dichiarazioni formali, atti o altri elementi probatori che attribuiscano in modo concreto la paternità dell'azione ad altra persona; confessioni extraconiugali o semplici dichiarazioni non documentate hanno scarso effetto.
  • In Cassazione le doglianze di fatto vaghe o non ancorate agli atti processuali vengono dichiarate inammissibili: l'impugnazione deve essere specifica nel richiamare le parti del processo che si ritiene siano state erroneamente valutate.
  • Chi propone ricorso deve considerare il rischio di condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p. se il ricorso risulta inammissibile o manifestamente infondato; valutare attentamente la fondatezza delle censure prima di impugnare.

Testo integrale

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