Cassazione Penale, Sentenza n. 17442/2024 del 29/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva annullato la custodia cautelare in carcere disposta dal G.I.P. (07/06/2023) per l'accusa di partecipazione all'associazione di tipo 'ndranghetistico (art. 416-bis c.p.). Il ricorso lamentava vizi congiunti di motivazione e una presunta falsa applicazione dell'art. 192 c.p.p., denunciando la mancata valorizzazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, l'omessa correlazione delle intercettazioni con i principi di diritto richiamati e l'erronea enfasi su un elemento eccentrico all'accusa (l'assenza di vantaggi reciproci tra l'indagato e la cosca).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, sotto le apparenze di un vizio di legge, il ricorrente chiedeva in realtà una rivalutazione di merito del compendio probatorio cautelare, cosa non consentita in sede di legittimità. La Corte ha inoltre ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato la decisione di annullamento della misura, osservando tra l'altro che la titolarità della società SERRAL non implicava automaticamente la partecipazione alla 'ndrina e che nessun collaboratore aveva confermato con certezza la partecipazione dell'indagato. Di conseguenza il ricorso è stato respinto e l'ordinanza di annullamento confermata.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Norma richiamata come titolo di accusa (partecipazione ad associazione di tipo mafioso). La Corte ha valutato se le risultanze investigative fossero idonee a dimostrare i necessari elementi di partecipazione, ritenendole insufficienti nel caso concreto.
art. 192 cod. proc. pen.
Invocato dal ricorrente per censurare la motivazione; la Corte ha ritenuto che l'impugnazione costituisse in realtà una richiesta di riconsiderazione del merito delle risultanze, e non una questione di corretta applicazione della norma processuale, quindi non fondata.
Giurisprudenza: Sez. U, n. 11 del 22/03/2000 (Audino)
Principio richiamato circa i limiti della Corte di Cassazione nel controllo delle misure cautelari: la Corte verifica la congruenza e l'adeguatezza della motivazione rispetto ai canoni logici e giuridici, senza procedere a un nuovo apprezzamento del merito degli indizi.
Massime di principio
- In sede di ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari la Corte verifica l'adeguatezza e la congruenza della motivazione, ma non rifa la valutazione di merito degli indizi.
- Se il pubblico ministero chiede l'annullamento per 'mala applicatio' di una norma processuale, deve dimostrare un errore giuridico concreto nella motivazione; il semplice dissenso valutativo non è sufficiente.
- Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia richiedono valutazione critica e, in assenza di conferme o di elementi di riscontro, possono essere insufficienti a fondare la gravità indiziaria necessaria per la custodia cautelare.
- La mera titolarità o rapporto economico con soggetti collegati a un'organizzazione criminale non prova automaticamente l'appartenenza: occorrono elementi che colleghino direttamente tali rapporti alla funzione criminale dell'associazione.
- Il giudice del riesame deve esplicitare perché gli elementi raccolti non raggiungono il livello richiesto per la misura; la Corte di legittimità controllerà la coerenza logico-giuridica di tale motivazione, non la nuova pesatura delle prove.
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