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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7638/2023 del 22/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in Cassazione dell'ordinanza che aveva confermato gli arresti domiciliari disposti per reati connessi alla detenzione e cessione di sostanze stupefacenti (art. 73 d.P.R. n.309/1990). Il ricorso deduceva vizi relativi alle esigenze cautelari e alla proporzionalità della misura (violazione di legge e vizio della motivazione), nonché generiche censure di mancanza, contraddittorietà e illogicità della motivazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto inammissibili le doglianze che ragionavano di violazione di legge sostanziale in materia di esigenze cautelari (art. 606, comma 3 c.p.p.) e ha censurato la genericità con cui sono stati prospettati cumulativamente i vizi della motivazione senza il necessario riferimento puntuale alle parti della decisione contestata. Sul merito, la Corte ha ritenuto manifestamente infondati i motivi che sostenevano l'insussistenza delle esigenze cautelari e la sproporzione della misura, evidenziando che il Tribunale del riesame aveva motivato con precisione la sussistenza degli indici di spaccio (quantitativi significativi, bustine, macchina per sottovuoto, scanner/antenna e dichiarazioni dell'indagato sul programma criminoso). Confermato che gli arresti domiciliari erano proporzionati e meno afflittivi rispetto alla custodia cautelare in carcere. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8 DL n.137/2020

    Regola il procedimento di trattazione del ricorso (richiamato per indicare la modalità di trattazione del ricorso).

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato come norma sul concorso di reati (contestazione di più fattispecie penali in relazione al fatto).

  • art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n.309/1990

    Norma sostanziale che punisce la detenzione e cessione di stupefacenti; la gravosità della fattispecie e la pena edittale sono state richiamate per giustificare le esigenze cautelari.

  • art. 274, lett. c), c.p.p.

    Richiamata nel contestare presunte violazioni di legge con riguardo alle esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto che le censure non fossero formulate come violazioni di legge sostanziale ammissibili in Cassazione.

  • art. 275, comma 2, c.p.p.

    Norma sulla proporzionalità della misura cautelare: la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse correttamente valutato la necessità e la proporzionalità degli arresti domiciliari rispetto al rischio di reiterazione e ai mezzi di prova.

  • art. 606, cod. proc. pen.

    Stabilisce i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha applicato il comma 3 e ha dichiarato inammissibili le doglianze che tentavano di trasformare questioni di fatto o di motivazione in presunte violazioni di legge sostanziale.

  • art. 616, cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le spese e le sanzioni per il ricorso in Cassazione; applicata con condanna alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

  • artt. 581 e 591, cod. proc. pen.

    Richiamati in relazione all'obbligo di specificità e chiarezza dell'impugnazione: l'atto di impugnazione deve indicare puntualmente le ragioni di fatto e di diritto che sostengono il dissenso rispetto al provvedimento impugnato.

  • Sent. Corte Cost. n.186/2000

    Richiamata ai fini della determinazione della somma equitativa da versare alla Cassa delle Ammende; utilizzata come criterio di riferimento nella quantificazione.

  • Sez. U. n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo)

    Giurisprudenza di legittimità che afferma l'onere del ricorrente di specificare quale profilo del motivo di motivazione si deduca (mancanza, contraddittorità o illogicità); richiamata per motivare l'inammissibilità per genericità.

  • Sez. U. n. 8825 del 27/10/2016 (Galtelli)

    Giurisprudenza che richiede il confronto puntuale del ricorso con le argomentazioni del provvedimento impugnato; richiamata a supporto del principio di specificità dell'impugnazione.

Massime di principio

  • In Cassazione un ricorso che contesta la motivazione deve indicare specificamente in quali parti essa sarebbe mancante, contraddittoria o illogica; la genericità comporta l'inammissibilità.
  • Non è ammesso trasformare questioni di valutazione probatoria o di fatto in violazioni di legge sostanziale: le doglianze sulla sussistenza delle esigenze cautelari o sulla proporzionalità della misura vanno fondate su errori di diritto specifici per essere esaminate in sede di legittimità.
  • Gli elementi fattuali indicativi di attività di spaccio (quantitativi non irrilevanti, confezionamento, strumenti per il dosaggio/trasporto, dichiarazioni dell'indagato sul "programma criminoso") giustificano la misura cautelare quando fattivamente comprovano il rischio di reiterazione.
  • La scelta di una misura meno afflittiva (arresti domiciliari anziché carcere) può essere considerata proporzionata se consente comunque di impedire i rapporti illeciti e la prosecuzione dell'attività criminosa; lo spostamento del domicilio non è di per sé indice di sproporzione.
  • Chi impugna deve confrontarsi con tutte le principali argomentazioni del provvedimento impugnato: l'omissione di un'analisi critica specifica delle parti rilevanti del provvedimento costituisce motivo di inammissibilità.

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