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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5843/2024 del 09/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza del 27/03/2023 con cui il Tribunale di Gela aveva rigettato la richiesta di applicazione della continuazione tra tre sentenze irrevocabili che la condannavano per reati predatori commessi tra il 21 aprile e l'11 maggio 2015 in località diverse. La ricorrente deduceva l'esistenza di un "disegno criminoso" unitario fondato sulla contiguità temporale, sul medesimo modus operandi (introduzione nelle abitazioni fingendosi impiegata INPS e sottrazione di refurtiva) e sugli indici sintomatici allegati nell'istanza, chiedendo la continuità delle pene.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto tempestiva l'ordinanza impugnata e condivisibile la valutazione del giudice dell'esecuzione secondo cui mancava la prova di una preventiva e unitaria progettualità criminosa. La Corte ha richiamato il principio per cui la continuazione richiede l'esistenza di un'unità di ideazione delle condotte (disegno criminoso) e non può essere ricondotta alla mera reiterazione di analoghi reati o a una scelta di vita delinquenziale. Ha inoltre escluso l'adozione in questa sede degli argomenti del Procuratore generale depositati oltre il termine processuale. Il rigetto del ricorso ha comportato la condanna della ricorrente al pagamento delle spese.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p., comma 2

    La continuazione richiede l'esistenza di un "disegno criminoso" unitario, inteso come rappresentazione unitaria delle diverse condotte sin dal momento ideativo; non si identifica con la mera reiterazione o abitudine a delinquere

  • art. 611 cod. proc. pen., comma 1

    art. 611, comma 1, cod. proc. pen.

    Termine processuale per il deposito della requisitoria del pubblico ministero: la Corte ha escluso dal giudizio le memorie depositate oltre il termine stabilito, perché l'intervento tardivo non garantisce l'effettività del contraddittorio cartolare

  • art. 640 c.p.

    Norma relativo al reato di truffa, citata tra i reati in contestazione nelle sentenze impugnate; la decisione sull'applicazione della continuazione valuta il nesso tra i reati commessi

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017)

    Sez. Un. n. 28659 del 18/05/2017

    Conferma che, anche in sede esecutiva, il riconoscimento della continuazione richiede un'analisi approfondita di concreti indicatori (omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, e prova che i reati successivi fossero programmati almeno nelle linee essenziali)

Massime di principio

  • La continuazione non si riconosce automaticamente per la mera contiguità temporale o per la somiglianza del modus operandi; è necessaria la prova di una progettualità unitaria (unità di ideazione).
  • Gli indici rilevanti per valutare la continuazione includono: omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità analoghe della condotta, prove di programmazione preliminare (anche generica) e sistematicità dell'azione.
  • La semplice abitudine a delinquere o la reiterazione di reati per ottenere profitti non equivalgono di per sé a un "disegno criminoso" ai sensi dell'art. 81 c.p.
  • La valutazione della continuazione è essenzialmente indiziaria e deve fondarsi su nessi esteriori tra le condotte che dimostrino la deliberazione iniziale di una pluralità di atti per un unico fine.
  • Per aumentare le probabilità di riconoscimento della continuazione, chi propone l'istanza dovrebbe allegare prove concrete di pianificazione: piani, comunicazioni, itinerari ripetuti, strumenti o comportamenti preparatori che attestino che i reati successivi erano previsti almeno nelle linee essenziali.
  • In sede di impugnazione è importante rispettare i termini processuali (anche per il deposito delle memorie del pubblico ministero): atti depositati tardivamente possono essere esclusi dal giudizio.

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