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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38840/2024 del 22/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione ex art. 671 cod. proc. pen. tra reati accertati in quattro decisioni irrevocabili (sentenze del 17/06/2014, 15/10/2015, 14/07/2017, 15/07/2021), sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso collegato all'attività imprenditoriale della ditta "Imperatore del Verde" (fallita il 18/04/2012). La difesa rilevava omogeneità, contiguità temporale e riconducibilità delle condotte all'attività aziendale e sottolineava che alcuni dei reati erano già stati ritenuti unificati tra loro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che per riconoscere la continuazione è necessario dimostrare l'esistenza di un programma criminoso unitario e preordinato, non semplicemente una ripetizione di reati o una propensione abituale al crimine. Ha ritenuto decisive l'eterogeneità delle modalità di commissione (diversi titoli di reato: truffa, bancarotta documentale, riciclaggio) e l'assenza di una preventiva determinazione e pianificazione unitaria; ha inoltre affermato che la reiterazione di condotte può essere rilevante per istituti diversi dalla continuazione (es. recidiva, abitualità). Conseguentemente il ricorso è stato respinto e Matteoni è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Disciplina il riconoscimento del vincolo della continuazione tra delitti; la Corte ricorda che va applicata solo se i reati costituiscono parte di un unico programma criminoso originariamente progettato.

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Prevede il trattamento penalistico mitigato in caso di continuazione; la Corte richiama che tale istituto è orientato al favor rei e non deve essere confuso con valutazioni sulla semplice tendenza o professionalità delinquenziale.

Massime di principio

  • La continuazione richiede la prova di un programma criminoso unitario e preordinato: non basta che i reati interessino lo stesso bene giuridico (es. patrimonio).
  • La semplice reiterazione di condotte illecite o la propensione del soggetto al crimine non giustificano il riconoscimento della continuazione; tali elementi possono invece rilevare per recidiva, abitualità, professionalità nel reato.
  • L'eterogeneità delle modalità di commissione, dei titoli di reato e dei contesti fattuali è ostativa alla continuazione, se manca una preventiva determinazione del piano criminoso.
  • La verifica della continuazione richiede elementi probatori concreti e non può fondarsi su mere congetture o indici presuntivi generici; occorre evidenziare la preordinazione nelle linee fondamentali del progetto criminoso.
  • La circostanza che alcune sentenze siano già state unificate per continuazione non rende automaticamente applicabile il medesimo vincolo ad altre decisioni: ogni rapporto tra reati va valutato caso per caso.
  • In un ricorso avverso un diniego di continuazione è utile documentare: tempi, modalità operative ripetute, mezzi comuni, finalità economiche o organizzative condivise, e qualsiasi prova diretta o indiretta della pianificazione comune.

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