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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12188/2024 del 25/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

MALARIK era stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, a 6 mesi di reclusione per il reato di cui all'art. 424 c.p. per avere appiccato il fuoco al materasso della cella n. 8 della sezione "Nuovi giunti" del carcere di Como, causando un concreto pericolo d'incendio. In appello la condanna era stata confermata e respinta la richiesta di proscioglimento ai sensi dell'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto). In cassazione il ricorrente ha denunciato la mancanza assoluta della motivazione rispetto alla richiesta di applicazione dell'art. 131-bis.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello sia adeguata anche in forma implicita: il giudice ha valutato come elemento dirimente la gravità dell'evento ("le fiamme si erano già alzate" e il pericolo fu evitato solo grazie all'intervento del sovrintendente), circostanza incompatibile con la "particolare tenuità". Di conseguenza è stato confermato l'esito sanzionatorio e il rigetto comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 424 cod. pen.

    Norma penale applicata per la fattispecie di incendio con pericolo. La condotta (appiccare fuoco al materasso con rischio di incendio) è stata qualificata ai sensi di questa norma come reato grave, giustificando la condanna.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto invocata dal difensore. La Corte ha ritenuto che la particolare tenuità non fosse applicabile, avendo valutato la gravità dell'evento (pericolo concreto di incendio) e il grado di colpevolezza dell'imputato.

  • art. 133 cod. pen.

    Articolo richiamato come criterio di riferimento per la valutazione della congruità del trattamento sanzionatorio: la Corte ha confrontato gli indici di gravità oggettiva del reato e il grado di colpevolezza per escludere la tenuità.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (norme sulla requisitoria scritta)

    Norma procedurale che ha consentito la presentazione della requisitoria del Procuratore generale in forma scritta; nel caso il PG ha concluso per il rigetto del ricorso sostenendo l'esistenza di una motivazione implicita.

Massime di principio

  • La "particolare tenuità del fatto" può essere esclusa anche se la motivazione è espressa in modo implicito: è sufficiente che dall'argomentazione del giudice emergano elementi che dimostrino la gravità dell'evento e il grado di colpevolezza incompatibili con la tenuità.
  • Il concreto pericolo per beni o persone (es. fiamme già sviluppate, rischio di incendio) è un indice forte di gravità tale da escludere l'applicazione dell'art. 131-bis.
  • L'intervento provvidenziale di terzi per evitare il danno (es. personale penitenziario che spegne l'incendio o evacua persone) può essere considerato dal giudice come prova del serio rischio creato dall'autore e dunque come elemento ostativo alla non punibilità.
  • La Corte di Cassazione ammette motivazioni implicite purché siano logicamente ricavabili dal contenuto della sentenza di merito; la mancanza di una formula espressa di rigetto non determina automaticamente l'annullamento se i presupposti per il rigetto risultano dall'analisi del caso.
  • In sede di impugnazione è utile far emergere chiaramente fattori attenuanti e circostanze che possano configurare la tenuità: se tali elementi non vengono confutati esplicitamente dal giudice, la valutazione di gravità può prevalere.

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