Sentenza n. 1647/2026 - Firenze, Sezione 1
per l’ottemperanza della Sentenza n. 240/2022 - RG n. 520/2022 – pubblicata il 09/12/2022, emessa dal Tribunale di Siena, Sez. lavoro.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Siena che aveva riconosciuto il diritto alla Carta del docente per cinque annualità e condannato il Ministero al pagamento dei relativi importi
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha chiesto l'ottemperanza alla sentenza n. 240/2022 del Tribunale di Siena, giudice del lavoro, passata in giudicato, con la quale era stato accertato il suo diritto all'assegnazione della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019, 2019/2020, 2020/2021 e 2021/2022, con condanna del Ministero alla corresponsione di euro 500,00 per ciascuna annualità, oltre interessi legali. La sentenza era stata notificata al Ministero il 7 febbraio 2025 ai fini esecutivi; il giudicato risultava attestato dalla Cancelleria del Tribunale di Siena il 16 luglio 2025. Il ricorrente ha dedotto la persistente inerzia dell’amministrazione, dopo il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall’art. 14, comma 1, d.l. n. 669/1996, e ha chiesto che fosse ordinato al Ministero di accreditare gli importi dovuti. Il Ministero, ritualmente intimato, non si è costituito e non ha contestato l’inottemperanza.
La decisione
Il TAR ha accolto la domanda di ottemperanza, ritenendo comprovati il passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale di Siena, la sua rituale notificazione e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni per l’avvio dell’esecuzione. In assenza di contestazioni e a fronte della mancata esecuzione, ha ordinato al Ministero di dare integrale esecuzione al giudicato entro trenta giorni dalla comunicazione amministrativa o dalla notificazione della sentenza, accreditando mediante la Carta del docente euro 500,00 per ciascuna delle cinque annualità indicate, oltre agli interessi legali. Per l’eventuale persistente inadempimento ha nominato commissario ad acta, per i successivi sessanta giorni, il Direttore generale dell’Ufficio centrale di Bilancio del Ministero, con facoltà di delega. Il Ministero è stato inoltre condannato alle spese del giudizio, liquidate in euro 800,00 oltre oneri e accessori, da distrarsi in favore del difensore antistatario.
Norme richiamate
l. 107/2015
Costituisce il fondamento normativo della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente, il cui riconoscimento era stato disposto dal giudicato da eseguire.
art. 14, comma 1, d.l. 669/1996
Prevede il termine dilatorio di 120 giorni che deve essere rispettato prima dell'avvio dell'esecuzione nei confronti della pubblica amministrazione; il TAR ne ha verificato l'osservanza.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, quando una sentenza passata in giudicato abbia imposto alla pubblica amministrazione una prestazione determinata e l'amministrazione non vi abbia dato esecuzione, il giudice amministrativo deve ordinare l'adempimento entro un termine specifico, individuando esattamente le attività necessarie per conformarsi al giudicato.
- La notifica della sentenza all'amministrazione e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto dall'art. 14, comma 1, d.l. 669/1996 costituiscono presupposti per l'avvio dell'esecuzione nei confronti della pubblica amministrazione.
- In caso di persistente inottemperanza successiva all'ordine giudiziale, il giudice dell'ottemperanza può nominare un commissario ad acta, fissando il termine entro il quale dovrà sostituirsi all'amministrazione nell'esecuzione del giudicato.
- La mancata costituzione dell'amministrazione e l'assenza di contestazioni, unite alla prova del giudicato e dell'inerzia amministrativa, consentono di ritenere non controversa l'inottemperanza e di accogliere la domanda di esecuzione.
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