Cassazione Penale, Sentenza n. 49465/2022 del 29/12/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Marrone impugnava la conferma della condanna per omesso versamento dell'IVA della DM SECURITY s.r.l. per gli anni 2013-2014; i ricorsi deducevano in particolare l'erronea attribuzione al Marrone della qualifica di amministratore rappresentante della società negli anni oggetto di causa, indicando invece che dal 2013 il ruolo gestionale spettava al Presidente del CdA PACE Giacomo (Marrone era solo consigliere e delegato per rapporti con la Prefettura, senza funzioni di rappresentanza generale). Si censurava altresì la mancata considerazione di prove a discarico (certificato storico della Camera di commercio, documentazione amministrativa, nota dell'Agenzia delle Entrate che in altro procedimento aveva rettificato l'individuazione del responsabile) e la conseguente errata applicazione della responsabilità, compresa la confisca; si contestavano anche doglianze su concorso, applicabilità dell'art.13 d.lgs. n.74/2000, e sulle attenuanti/pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo (insufficiente considerazione delle risultanze del certificato storico e della comunicazione dell'Agenzia delle Entrate che aveva rettificato l'identificazione del responsabile) e, data la rilevanza assorbente di tale vizio, ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Napoli per un nuovo esame, con particolare riguardo alla effettiva riferibilità al ricorrente delle condotte addebitate. Sono pertanto rimessi alla valutazione di merito i profili relativi anche alla confisca e alle altre censure, che restano impregiudicate.
Norme richiamate
art. 13 d.l.gs. n. 74 del 2000
La censura riguardava l'omessa o insufficiente valutazione degli elementi probatori e della consulenza difensiva in relazione all'applicabilità dell'art. 13; la Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso nel merito tale questione, ritenendo prima necessario accertare l'effettiva attribuzione delle condotte al ricorrente e rimettendo la valutazione alla Corte territoriale in sede di rinvio
Massime di principio
- Per ascrivere responsabilità penale a un rappresentante societario è necessario valutare concretamente l'assetto societario (anche tramite il certificato storico della Camera di commercio) e l'effettiva titolarità dei poteri gestori, non solo la qualifica nominale.
- Deleghe formali limitate (es. rapporti con la Prefettura) non implicano automaticamente la rappresentanza generale della società né la responsabilità per omissioni fiscali: occorre prova delle funzioni effettive conferite e dell'effettiva disponibilità di poteri decisionali e gestori.
- Comunicazioni o rettifiche da parte dell'Amministrazione finanziaria che individuano un diverso responsabile possono costituire elemento decisivo di discolpa e richiedere la riconsiderazione di precedenti condanne.
- Se il giudice di merito trascura documenti o elementi probatori rilevanti e decisivi a favore della difesa, la Corte di Cassazione può annullare la sentenza e rinviare per un nuovo esame, anche rispetto alle misure patrimoniali come la confisca.
- Per ritenere il concorso di un soggetto nei reati tributari, oltre alla mera qualifica, è necessario dimostrare l'obbligo e la possibilità concreta di impedire l'evento e la presenza dell'elemento psicologico richiesto dalla norma.
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