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Cassazione Civile, Ordinanza n. 27435/2024 del 23/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (impresa)

La controversia

La controversia origina da un contratto concluso il 16 dicembre 2008 per la somministrazione di vapore necessario al funzionamento di uno stabilimento produttivo situato nel complesso petrolchimico di Marghera. Le imprese attrici avevano chiesto accertarsi la nullità dell'art. 9 e dell'allegato 4 del contratto, deducendo un abuso di posizione dominante e, soprattutto, un abuso di dipendenza economica ai sensi dell'art. 9 l. n. 192/1998, con conseguente condanna della controparte alla restituzione di euro 481.800,00. In primo grado il tribunale aveva dichiarato la propria incompetenza sulle domande fondate sull'abuso di posizione dominante, ma aveva accolto quelle fondate sull'abuso di dipendenza economica, ritenendo abusiva la clausola di determinazione del prezzo del vapore e condannando la somministrante alla restituzione della differenza di prezzo tra 2008 e 2009. La corte d'appello aveva invece riformato la decisione, escludendo sia l'esistenza di una situazione di dipendenza economica sia l'abusività della clausola sul prezzo, valorizzando anche la giustificazione economica dell'aumento di prezzo e la consulenza tecnica d'ufficio. In cassazione le ricorrenti hanno dedotto, con due motivi, violazione degli artt. 9 l. n. 192/1998, 2697 c.c. e 115 c.p.c.: primo, per avere la sentenza escluso la dipendenza economica nonostante la lunga e continuativa relazione contrattuale, il contesto territoriale e la vicinanza temporale tra i contratti; secondo, per avere escluso l'abusività della clausola di prezzo e per avere ritenuto non assolto l'onere probatorio circa la giustificazione dell'aumento dell'80,99% richiesto per il 2009.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la sentenza impugnata poggiasse su una ratio decisoria autonoma e sufficiente: l'assenza di una condotta abusiva, ritenuta dalla corte territoriale non priva di razionalità imprenditoriale perché giustificata dall'aumento del costo fisso del vapore e supportata dalla consulenza tecnica d'ufficio. La doglianza delle ricorrenti sul riparto dell'onere della prova è stata reputata infondata perché il giudice di merito aveva comunque ritenuto fornita dalla somministrante una idonea giustificazione economica della condotta. La critica al contenuto delle prove è stata considerata non scrutinabile in cassazione. Inoltre, l'eventuale fondatezza del motivo relativo alla dipendenza economica non avrebbe comunque inciso sull'autonoma ratio decisoria relativa all'assenza di abusività, con conseguente inidoneità del motivo a determinare la cassazione della sentenza. Le ricorrenti sono state condannate in solido alle spese del giudizio di legittimità e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 9 l. 18 giugno 1998, n. 192

    primo comma, secondo comma, terzo comma, comma 3-bis

    Vieta l'abuso dello stato di dipendenza economica tra imprese; definisce la dipendenza economica come la situazione in cui un'impresa può determinare un eccessivo squilibrio di diritti e obblighi, tenendo conto anche della possibilità di reperire alternative soddisfacenti sul mercato; individua come possibili forme di abuso il rifiuto di vendere o comprare, l'imposizione di condizioni ingiustificatamente gravose o discriminatorie e l'interruzione arbitraria delle relazioni commerciali; il patto abusivo è nullo. La norma è letta come espressione di un principio generale del sistema dei rapporti di mercato.

  • art. 2697 c.c.

    Richiamato dai ricorrenti sul riparto dell'onere della prova; la Corte osserva che il giudice di merito ha comunque ritenuto fornita dalla controparte una giustificazione economica della condotta contestata.

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato dai ricorrenti per censurare la valutazione delle prove; la Corte rileva che la doglianza si risolve in una contestazione dell'apprezzamento probatorio rimesso al giudice di merito.

  • art. 360, primo comma, nn. 3 e 4, c.p.c.

    Norma sul ricorso per cassazione richiamata come parametro formale dei motivi dedotti.

  • art. 13, comma 1-quater, t.u. spese di giustizia

    Usato per dare atto dei presupposti del versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • L'abuso di dipendenza economica richiede congiuntamente la presenza di uno stato di dipendenza economica e di una condotta abusiva; la sola allegazione di una relazione commerciale lunga o continuativa non basta, se non è dimostrato l'eccessivo squilibrio e la limitazione delle alternative di mercato.
  • Ai fini dell'art. 9 l. n. 192/1998, la dipendenza economica va valutata anche in rapporto alla reale possibilità per la parte debole di reperire sul mercato alternative soddisfacenti; l'assenza di tali alternative è un indice significativo della situazione di dipendenza.
  • L'abuso sussiste quando la condotta della parte forte è arbitraria, contraria a buona fede o diretta ad appropriarsi del margine di profitto altrui senza un apprezzabile interesse imprenditoriale; una giustificazione economica della condotta può escluderne l'abusività.
  • La censura che mira a contestare la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito non è ammissibile in cassazione se si risolve in una richiesta di nuovo apprezzamento del materiale istruttorio.
  • Quando la decisione impugnata si fonda su una ratio autonoma e sufficiente, l'eventuale fondatezza di una censura che investa una ratio diversa non può condurre alla cassazione della sentenza, se non incide sulla ratio decisiva effettivamente posta a base del rigetto.

Come è indicizzato

MaterieSomministrazioneImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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