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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28218/2023 del 28/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della condanna per il reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.) con sei motivi: 1) presunta modifica non chiara dell'imputazione in dibattimento e difetto di indicazione del tempus commissi delicti; 2) nullità per duplicazione del giudizio e remissione di querela per il fatto del 03/05/2009; 3) incompetenza territoriale (episodio del 2009 sarebbe avvenuto a Roma); 4) vizio di motivazione e insufficienza probatoria (sentenza fondata solo sulle dichiarazioni della parte offesa); 5) omissione della motivazione sull'aggravante di cui all'art. 61, n. 1 c.p.; 6) errata determinazione del tempus commissi delicti e della legge applicabile per successione di leggi (applicazione della legge peggiorativa introdotta con la legge 17/10/2012, n. 172)

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato inammissibili o manifestamente infondati i motivi 1, 2, 3, 4 e 5, rigettandoli. Ha invece accolto il sesto motivo nella parte in cui la sentenza impugnata non ha adeguatamente motivato sulla questione della determinazione del tempus commissi delicti e sull'applicazione della legge sopravvenuta più sfavorevole per il reato abituale; la sentenza è stata pertanto annullata con rinvio per questo specifico profilo e per le necessarie verifiche applicative della legge penale nel tempo

Norme richiamate

  • art. 572 cod. pen.

    Norma incriminatrice dei maltrattamenti in famiglia, reato di natura abituale; la sentenza esamina la rilevanza temporale della condotta ai fini dell'applicabilità di norme sopravvenute

  • legge 17 ottobre 2012, n. 172

    Modifica peggiorativa della disciplina dell'art. 572 c.p.; punto centrale del ricorso rispetto all'individuazione del periodo di applicazione della norma più sfavorevole

  • art. 61, n. 1 cod. pen.

    Circostanza aggravante contestata: la Corte ha ritenuto carente la motivazione sulla sua incidenza nel giudizio di pena, ma ha respinto il motivo per omessa motivazione come infondato nel merito

  • Sezioni Unite, sent. n. 40986/2018 (Pittalà)

    "il tempus commissi delicti, ai fini della successione di leggi penali, coincide con la realizzazione dell'ultima condotta tipica integrante il fatto di reato"

    Principio richiamato: il criterio della condotta è centrale per la successione delle leggi penali; nei reati di durata/abituali la soluzione dominante individua il tempo del reato nell'atto finale che completa la condotta

  • Giurisprudenza di legittimità (es. Sez. 6, n. 19832/2022; Sez. 5, n. 54308/2017 e altre)

    Orientamenti richiamati sulla applicabilità di aggravanti sopravvenute e sulla necessità che sotto la vigenza della nuova norma si siano realizzati tutti gli elementi costitutivi per applicare la nuova fattispecie

  • Costituzione (art. 25, comma 2; art. 27, commi 1 e 3) e art. 7 CEDU

    Richiamati per i principi di legalità, irretroattività sfavorevole, prevedibilità e funzione rieducativa della pena che guidano l'individuazione del tempus commissi delicti

Massime di principio

  • Per i reati abituali (es. maltrattamenti in famiglia) la determinazione della legge applicabile in caso di modifica normativa richiede l'analisi del "tempus commissi delicti": la giurisprudenza prevalente individua il momento della consumazione nel comportamento finale che completa la serie abituale, ma le Sezioni Unite sottolineano la centralità del criterio della condotta e delle garanzie di non retroattività sfavorevole
  • Se una norma peggiorativa sopravviene mentre la condotta è ancora in corso, occorre verificare se, sotto la vigenza della nuova legge, si sono realizzati tutti gli elementi della fattispecie nuova: se mancano, la nuova norma non può applicarsi per non violare il principio di irretroattività
  • Un singolo atto commesso dopo l'entrata in vigore della norma sfavorevole non dovrebbe automaticamente determinare l'applicazione della nuova legge a tutta la serie, se quel singolo atto è privo di rilevanza tipica ai sensi della nuova fattispecie (occorre valutare se gli elementi del reato 'unitario' siano stati tutti realizzati sotto la nuova disciplina)
  • La remissione di querela o la non punibilità rispetto a singoli episodi procedibili a querela non estingue automaticamente la rilevanza di quegli atti ai fini del reato abituale: il reato continuativo/abituale conserva la sua autonomia rispetto alle singole fattispecie concorrenti
  • Sulle questioni di competenza territoriale nei reati abituali (maltrattamenti) la giurisprudenza ritiene determinante il luogo in cui la condotta diviene complessivamente riconoscibile e qualificabile o, alternativamente, il momento della cessazione; dunque la mera collocazione di un episodio isolato non è di per sé determinante
  • In Cassazione le censure che richiedono una rivalutazione del quadro probatorio concreto (contrapporre diversa valutazione delle dichiarazioni, ritenere inattendibili testimoni ecc.) sono difficilmente accolte: il sindacato è limitato al rispetto della logica, della completezza e della risposta alle deduzioni delle parti, non a una riformulazione alternativa dei fatti
  • Prassi consigliata per difesa e giudici al sopraggiungere di una norma peggiorativa: specifica e chiara motivazione sul criterio temporale adottato, valutazione puntuale se i requisiti della nuova norma si siano realizzati sotto la sua vigenza, e, in caso di dubbio, considerazione delle garanzie di prevedibilità e non retroattività

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