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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17316/2025 del 08/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conti ha impugnato il diniego dell'affidamento in prova al servizio sociale contenuto nell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza, sostenendo che la decisione non ha valutato adeguatamente le risultanze positive della relazione UEPE (disponibilità al volontariato, programma di trattamento, attività lavorativa autonoma), ha dato eccessivo rilievo a precedenti risalenti e a reati ormai abrogati (abuso d'ufficio del 2012), e ha richiesto una revisione critica completa del passato non necessaria per la concessione dell'affidamento. Denunciata carenza e contraddittorietà della motivazione in violazione dell'art.125 cod. proc.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha rilevato che il Tribunale ha travisato o non adeguatamente valorizzato la relazione UEPE che indicava la percorribilità di un programma di trattamento e segnalava elementi positivi (disponibilità a volontariato, lavoro, colloqui periodici). La Corte ha affermato che, ai fini dell'affidamento in prova (art.47 ord. pen.), non possono assumere valore esclusivo e decisivo fattori negativi quali la gravità del reato o precedenti risalenti, né può richiedersi la prova di una completa revisione critica del passato, essendo sufficiente l'avvio di tale processo. Perciò la Corte ha annullato l'ordinanza nella parte relativa al rifiuto dell'affidamento in prova e ha disposto il rinvio per nuovo esame nel rispetto dei principi di diritto richiamati.

Norme richiamate

  • art. 47 Ordinamento penitenziario

    La norma disciplina l'affidamento in prova al servizio sociale come misura rieducativa il cui giudizio prognostico richiede valutazione rigorosa della personalità attuale del condannato e della condotta successiva al reato; non è necessario che vi sia completa emenda, è sufficiente l'avvio di un processo di revisione critica.

  • art. 27, comma terzo, Costituzione

    Richiamata per sottolineare la funzione rieducativa della pena e l'orientamento costituzionale dell'istituto dell'affidamento in prova, finalizzato al reinserimento sociale del condannato.

  • art. 125 codice di procedura penale (o codice di rito)

    Richiamato dalla parte ricorrente per vizio di motivazione; la Corte ha ritenuto che vi fosse una motivazione insufficiente e contraddittoria nella parte che ha rigettato l'affidamento, giustificando l'annullamento con rinvio.

Massime di principio

  • L'affidamento in prova va deciso valutando la personalità attuale e la condotta post-reato; i precedenti risalenti nel tempo non sono di per sé ostativi.
  • Le risultanze della relazione UEPE, se indicano percorsi di trattamento e disponibilità a programmi riparativi, devono essere adeguatamente valorizzate dal giudice; un loro travisamento può determinare annullamento in cassazione.
  • Non è richiesto che il condannato abbia già compiuto una completa revisione critica del proprio passato: è sufficiente che tale processo sia almeno avviato e che emergano elementi positivi ragionevoli di risocializzazione.
  • Il giudice non deve fondare il diniego dell'affidamento esclusivamente sulla gravità del reato o su precedenti longevi; occorre una motivazione concreta e circostanziata che spieghi perché gli elementi positivi non siano idonei a garantire la funzione rieducativa.
  • La presenza di reati ormai abrogati o di precedenti non attuali richiede attenzione: il loro richiamo non può costituire di per sé motivo decisivo senza idonea spiegazione del loro attuale impatto prognostico.

Testo integrale

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