Cassazione Penale, Sentenza n. 44390/2023 del 06/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto di competenza sorti perché Inchiumerelli Claudio, ristretto in regime di detenzione domiciliare presso la Comunità terapeutica "Regina pacis" di Spezzano Albanese (CS), ha presentato istanza di autorizzazione ad allontanarsi dalla comunità. Il magistrato di sorveglianza di Napoli ha declinato la propria competenza e ha sollevato conflitto con il magistrato di sorveglianza di Cosenza che a sua volta aveva negato la competenza. Il problema giuridico riguardava quale magistrato di sorveglianza fosse territorialmente competente a decidere, alla luce dell'art. 677 cod. proc. pen. e della circostanza che il provvedimento di esecuzione era stato notificato mentre il condannato era già presso la comunità.
La decisione
La Corte ha dichiarato il conflitto ammissibile (conflitto negativo) e, nel merito, ha deciso che è competente il magistrato di sorveglianza di Cosenza. Motivazione: ai sensi dell'art. 677 cod. proc. pen. (comma 1) la competenza per territorio si determina con riguardo alla condizione dell'interessato al momento della richiesta; poiché l'ordine di esecuzione e la prosecuzione della pena erano efettivamente in corso mentre l'imputato si trovava presso la Comunità terapeutica di Spezzano Albanese e l'istanza era stata presentata in tale stato, la competenza territoriale spettava al magistrato di sorveglianza nella cui giurisdizione si trova l'istituto dove era collocato il detenuto (Cosenza). Pertanto gli atti sono stati disposti a trasmettersi al magistrato di sorveglianza di Cosenza.
Norme richiamate
art. 677 cod. proc. pen.
«quando l'interessato non è detenuto o internato, la competenza, se la legge non dispone diversamente, appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui l'interessato ha la residenza o il domicilio»
La Corte ha interpretato il primo comma come criterio principale: la competenza territoriale si determina rispetto all'istituto di pena o di prevenzione in cui si trova l'interessato al momento della richiesta; il secondo comma opera solo quando l'interessato non è detenuto o internato.
art. 656, comma 10 cod. proc. pen.
Richiamato per indicare che il provvedimento disponeva la prosecuzione dell'espiazione della pena in regime di collocamento presso la comunità terapeutica, confermando che l'esecuzione era già in atto al momento della istanza.
art. 28 cod. proc. pen.
Richiamato in relazione alla "stasi processuale" creatasi a causa del rifiuto di entrambi gli organi di assumere la cognizione della stessa questione; la norma disciplina la risoluzione dei conflitti di attribuzione tra organi giudiziari.
principio della perpetuatio iurisdictionis
Menzi onato dalla Procura Generale come argomento per mantenere la competenza del giudice che aveva adottato il primo provvedimento; la Corte non ha ritenuto decisivo tale principio rispetto al criterio espresso dall'art. 677 comma 1 quando l'interessato è già in stato di esecuzione presso un istituto diverso.
Massime di principio
- Quando il soggetto si trova già in esecuzione della pena (detenzione o collocamento in comunità) al momento della presentazione della richiesta, la competenza territoriale della magistratura di sorveglianza si individua con riferimento al luogo in cui si trova l'interessato al momento della richiesta (art. 677, comma 1).
- Se l'interessato non è detenuto o internato, la competenza si determina con riferimento a residenza o domicilio (art. 677, comma 2).
- Il fatto che un giudice abbia originariamente disposto una misura non esclude automaticamente la competenza del giudice del luogo dove il condannato è materialmente collocato al momento di una successiva istanza; la "perpetuatio iurisdictionis" non è assoluta e può essere superata dall'applicazione dell'art. 677.
- In presenza di rifiuto concorrente di assumere cognizione (stasi), è necessario sollevare il conflitto di competenza e farlo decidere dall'autorità superiore prevista (art. 28 cod. proc. pen.).
- Nelle istanze relative a misure alternative o autorizzazioni che intervengono durante l'esecuzione della pena, controllare sempre la data di inizio dell'esecuzione effettiva e la collocazione materiale del soggetto per stabilire la competenza territoriale.
Testo integrale
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