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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10627/2025 del 17/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la responsabilità per rapina. Ha dedotto, con il primo motivo, violazione di legge in relazione all'affermazione di responsabilità per il delitto contestato, ma le censure si sono tradotte in una diversa lettura dei fatti e delle prove, chiedendo sostanzialmente una rivalutazione del materiale probatorio. Ha inoltre contestato la misura della pena e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale. Con il secondo motivo ha chiesto la riqualificazione del fatto da rapina a furto con strappo, sostenendo che la sottrazione fosse avvenuta con modalità incompatibili con la rapina; la Corte ha rilevato che tale doglianza era già stata esaminata e respinta in appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che il primo motivo fosse formulato al di fuori dei limiti del giudizio di legittimità, perché diretto a ottenere una nuova valutazione dei dati processuali e della ricostruzione storica dei fatti. Ha inoltre ritenuto generiche e manifestamente infondate le doglianze su pena e attenuante, osservando che le attenuanti generiche erano già state riconosciute in equivalenza con la recidiva reiterata. Quanto al secondo motivo, ha confermato la qualificazione giuridica del fatto come rapina, richiamando il principio per cui, quando la violenza è esercitata per vincere la resistenza della persona offesa, il reato è rapina e non furto con strappo. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 628 c.p.

    La fattispecie concreta è stata correttamente sussunta nella rapina; il reato è integrato quando la violenza è usata per vincere la resistenza della persona offesa e la sottrazione avviene mediante tale violenza.

  • art. 62 n. 4 c.p.

    L'attenuante del danno patrimoniale è stata dedotta in modo generico e ritenuta manifestamente infondata nel caso concreto.

  • art. 624-bis c.p.

    Richiamato solo per il discrimen con la rapina: il furto con strappo non ricorre quando la violenza è il mezzo per superare la resistenza della vittima.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una rivalutazione del compendio probatorio o una diversa ricostruzione storica dei fatti, poiché la Corte di cassazione non può sostituire il proprio apprezzamento a quello del giudice di merito.
  • Il motivo di ricorso che si risolve in una diversa lettura degli elementi di prova è inammissibile se non denuncia specifiche illogicità manifeste, contraddizioni decisive o vere violazioni di legge.
  • La rapina si distingue dal furto con strappo quando la sottrazione è preceduta o accompagnata da violenza esercitata per vincere la resistenza della persona offesa; in tal caso la violenza è lo strumento della sottrazione e non un mero corollario della stessa.
  • Le censure sulla pena e sul trattamento sanzionatorio devono essere specifiche e non generiche; in mancanza, sono destinate a essere respinte, specie quando il giudice di merito abbia già effettuato il bilanciamento delle circostanze, riconoscendo le attenuanti generiche in equivalenza con la recidiva.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRapina
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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