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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48328/2022 del 20/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti (art. 73 TU Stup.). I ricorrenti deducono un unico motivo: la mancata qualificazione del fatto ai sensi del comma 5 dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990 (cd. "piccolo spaccio"). Sostengono che le cessioni erano poche, con modeste quantità, senza strumenti per il confezionamento, senza denaro sequestrato e senza elementi di organizzazione, quindi la fattispecie sarebbe assimilabile al comma 5, con conseguente diversa applicazione delle misure e possibilità di sospensione condizionale della pena.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse correttamente escluso l'applicabilità del comma 5 di cui all'art. 73 sulla base di una valutazione globale degli elementi probatori: dichiarazioni di acquirenti dettagliate (quantità e prezzo), videoriprese della polizia giudiziaria, sequestri pur modesti, pluralità di acquirenti e cessioni ripetute in un arco temporale tale da configurare attività di spaccio, qualità della sostanza (cocaina), uso dell'abitazione come "centrale di spaccio", precedenti specifici e recente scarcerazione degli indagati. Per tali ragioni è stato ritenuto sussistente il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato e adeguata la misura carceraria; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309/1990, art. 73 (Testo Unico sugli stupefacenti)

    La Corte ha ritenuto non applicabile il comma 5 (ipotesi del "piccolo spaccio") in presenza di pluralità di cessioni e di acquirenti, qualità della sostanza, arco temporale continuativo, uso dell'abitazione come centrale di spaccio e precedenti specifici; in tal modo si sostiene la qualificazione più grave prevista dai commi 1 e 4 e l'esigenza cautelare della custodia in carcere.

  • disp. att. art. 94, comma 1-ter

    Norma procedurale richiamata in ordine agli adempimenti a cancelleria conseguenti alla pronuncia (esecuzione delle sanzioni pecuniarie e registrazioni formali).

Massime di principio

  • La qualificazione come "piccolo spaccio" ex art. 73, comma 5, va valutata globalmente: non conta solo la modesta quantità sequestrata, ma la pluralità e la ripetitività delle cessioni, il numero di acquirenti, la qualità della sostanza, le modalità e il contesto in cui avvengono le cessioni.
  • Dichiarazioni dettagliate di assuntori e videoriprese dalla polizia giudiziaria costituiscono elementi probatori rilevanti per escludere la fattispecie del comma 5 e per motivare misure cautelari più severe.
  • L'utilizzo dell'abitazione come luogo continuativo di cessione ("centrale di spaccio"), i contatti con fornitori deducibili dalla disponibilità di sostanza e la reiterazione nel tempo sono fattori che aumentano il rischio di reiterazione e giustificano la custodia cautelare.
  • Precedenti penali specifici e recente scarcerazione aggravano il profilo di rischio e rendono meno adeguate le misure meno afflittive (arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico).
  • In sede di ricorso non è sufficiente enunciare la sussistenza del comma 5: il gravame deve confrontarsi puntualmente con le ragioni del giudice di merito e dimostrare la contraddittorietà o illogicità della valutazione globale; altrimenti il ricorso sarà dichiarato inammissibile o rigettato.
  • La competenza valutativa del giudice di merito sulla sussistenza degli elementi che escludono il comma 5 è ampia e difficilmente rimetibile in discussione in sede di legittimità se supportata da motivazione complessiva e coerente.

Testo integrale

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