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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 11931/2023 del 05/05/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La Fondazione impugnava la sentenza di merito che l'aveva condannata alla restituzione delle trattenute operate sulle retribuzioni da settembre a dicembre 2013, derivanti dalla riduzione del 15% disposta dall'accordo aziendale 6.9.2013. Il ricorso denunciava, tra l'altro, l'omessa pronuncia su un motivo di appello (violazione artt. 99 e 112 c.p.c.), e contestava la illegittimità della valutazione di merito che aveva ritenuto la riduzione contraria all'art. 8 del d.l. 138/2011 conv. in l. 148/2011 e all'art. 36 Cost., sostenendo che l'accordo aziendale rientrava nelle specifiche intese per la gestione della crisi aziendale previste dalla norma e che il trattamento retributivo restava comunque superiore ai minimi del CCNL

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Fondazione. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo relativo alla presunta omessa pronuncia, perché la sentenza impugnata manifestava in modo implicito il rigetto delle prospettazioni difensive della ricorrente. Quanto al merito, la Corte ha confermato l'orientamento già espresso in precedenti decisioni (tra cui Cass. n. 33131/2021): la riduzione immediata del 15% non è qualificabile come intervento di disciplina organica del rapporto di lavoro ai sensi dell'art. 8 d.l. 138/2011, posto che la riorganizzazione complessiva del lavoro era rinviata a un futuro accordo con le OO.SS. e mancava la contestualità richiesta dalla norma. Pertanto la riduzione è stata dichiarata illegittima e la sentenza impugnata è stata confermata. La Fondazione è stata condannata alle spese di cassazione e al pagamento degli onorari indicati nella pronuncia

Norme richiamate

  • art. 8 d.l. n. 138/2011 conv. con mod. in legge n. 148/2011

    Consente specifiche intese aziendali per la gestione delle crisi con possibilità di deroga a disposizioni di legge sulle materie tassative relative all'organizzazione del lavoro, ma tali intese devono essere organiche e contestuali alla rimodulazione dell'orario, mansioni e organizzazione; non legittimano una riduzione retributiva immediata se la riorganizzazione complessiva è rinviata a un successivo accordo

  • art. 36 Cost.

    Riferimento al principio della giusta retribuzione; la Corte ritiene che il rispetto dei minimi contrattuali non escluda il controllo costituzionale della proporzionalita della retribuzione rispetto alla prestazione e non legittima di per sé una riduzione che non sia parametrata a una corrispondente modifica della prestazione

  • art. 99 cod. proc. civ. e art. 112 cod. proc. civ.

    Richiamati in relazione al vizio di omessa pronuncia; la Corte indica che l'omessa motivazione o la mancata citazione testuale di atti non integra automaticamente il vizio se la decisione manifesta in modo implicito la statuizione incompatibile con le richieste della parte

  • art. 360 cod. proc. civ. nn. 3 e 4

    Norma invocata come motivo di cassazione per vizi di motivazione e violazione di norme; la Corte ha ritenuto i motivi sul merito infondati o già decisi in precedente giurisprudenza, applicando il principio di adesione ai precedenti

  • Accordo Interconfederale 28.6.2011, punto 7

    Riconosce la possibilita per contratti collettivi aziendali, alle condizioni indicate, di definire intese modificative su istituti del contratto nazionale relativi all'organizzazione del lavoro; la Corte interpreta tale disposizione in senso tassativo e limitativo, richiedendo la concreta rimodulazione organica della disciplina del rapporto per poter derogare

  • art. 91 cod. proc. civ.

    Richiamato per il criterio della soccombenza in materia di spese processuali: la parte soccombente è condannata alle spese

Massime di principio

  • Le intese aziendali che richiamano l'art. 8 d.l. 138/2011 per derogare disposizioni devono rappresentare una rimodulazione organica e contestuale dell'organizzazione del lavoro (orario, mansioni, assetto complessivo) e non possono ridurre immediatamente la retribuzione senza la concreta e simultanea modifica della prestazione
  • Il rispetto dei minimi contrattuali non esclude un sindacato di legittimità sul principio costituzionale della giusta retribuzione; una decurtazione non parametrata a una riduzione proporzionata di quantita o qualita della prestazione puo risultare illegittima
  • Il giudice di legittimità controlla l'interpretazione del giudice di merito solo entro i limiti dei vizi dedotti; valutazioni interpretative di merito non sono facilmente sindacabili salvo vizio di motivazione o violazione di regole ermeneutiche
  • Per invalidare una riduzione retributiva effettuata tramite accordo aziendale occorre dimostrare che l'accordo non rientri nelle materie tassative previste dalla norma abilitante o che manchi la contestualita/completezza delle misure previste
  • In caso di doglianza per omessa pronuncia il ricorrente deve mostrare che il provvedimento mancante era essenziale e che la decisione non contiene una statuizione implicita incompatibile; la mera mancata citazione testuale di atti non basta
  • In controversie analoghe la giurisprudenza di legittimità tende a favore dei lavoratori quando la riduzione retributiva sia immediata e slegata da una reale riorganizzazione; i precedenti consolidati vanno considerati e possono determinare rigetto del ricorso se non si introducono ragioni nuove

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