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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01860/2026 del 16/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per due reati fine, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione per omessa valutazione di un dato decisivo. Il difensore ha sostenuto che non si è tenuto conto del trasferimento più recente dell'indagato dal modenese ad Anoia (provincia di Reggio Calabria), trasferimento che, insieme al tempo trascorso dai fatti, renderebbe infondata la persistenza del pericolo di reiterazione e giustificherebbe misure meno afflittive rispetto alla custodia in carcere.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto congruente la motivazione del Tribunale del riesame che ha individuato un pericolo attuale e concreto di reiterazione criminosa non fronteggiabile con misure diverse dalla custodia in carcere. La decisione si fonda sulla natura delle condotte (compravendite di consistenti quantitativi di cocaina), sui collegamenti con organizzazioni di narcotraffico calabresi, sulla personalità dell'indagato (numerosi precedenti e una condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti), sul comportamento inaffidabile durante una misura alternativa (realtà in cui era anche reso irreperibile) e sulla modalità di comunicazione a distanza (chat Whatsapp e chiamate VoIP) usata per pattuire acquisti di droga. Il Tribunale ha anche valorizzato il provvedimento del Tribunale di sorveglianza che nel 2024 aveva negato benefici per comportamento inaffidabile. Il trasferimento dell'indagato in provincia di Reggio Calabria è stato ritenuto non favorevole alla difesa, poiché ha riavvicinato l'indagato all'ambiente criminale di riferimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 284 cod. proc. pen.

    La norma è stata richiamata per il principio che la misura alternativa (es. domiciliare) deve essere idonea ad impedire la reiterazione; il Tribunale ha ritenuto la misura domiciliare inidonea nel caso concreto in ragione della natura dei fatti, dei rapporti con l'organizzazione, del comportamento passato e della capacità di mantenere contatti a distanza per il traffico di stupefacenti

Massime di principio

  • Il pericolo di reiterazione criminosa può essere ritenuto attuale anche se i fatti sono trascorsi nel tempo: la valutazione è prognostica e si basa su indici concreti (natura dei reati, quantitativi, collegamenti organizzativi).
  • Comportamenti pregressi di inaffidabilità durante misure alternative (es. irreperibilità, violazioni) pesano fortemente contro la concessione di misure meno afflittive.
  • Il semplice trasferimento di residenza nel territorio d'origine o in altra provincia non è automaticamente fattore attenuante: se il trasferimento riavvicina l'indagato al contesto criminale, può anzi aggravare la prognosi cautelare.
  • L'uso di mezzi di comunicazione a distanza (chat, VoIP) per predisporre il traffico di stupefacenti è elemento che riduce l'idoneità di misure domiciliari o altre misure non custodiali, poiché consente l'attività criminosa anche a distanza.
  • Per ottenere misure meno afflittive il difensore deve fornire elementi concreti e nuovi che contrastino la prognosi negativa (es. prova di effettivo distacco dall'ambiente criminoso, documentazione di lavoro stabile e controllabile, disponibilità a misure di controllo efficaci, certificazioni di rispetto di prescrizioni precedenti).
  • I provvedimenti negativi di sorveglianza o di esecuzione (es. diniego di liberazione anticipata) costituiscono indici rilevanti per la valutazione delle esigenze cautelari e possono giustificare la permanenza in carcere.

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