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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40551/2024 del 05/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del giudice della esecuzione che aveva rigettato la loro istanza di revoca dell'ingiunzione a demolire, deducendo violazione dell'art. 627 c.p.p. per presunta inosservanza del principio stabilito dalla Cassazione (sent. n. 21901/2022) e contestando il travisamento del fatto circa la data di ultimazione dei lavori (rilevanza della data del 31/12/1993) e l'applicabilità dell'art. 43 della legge n. 47/1985 per poter fruire del condono/permesso in sanatoria n. 39/17 rilasciato dal Comune di Barano d'Ischia

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il giudice della esecuzione, in sede di rinvio, avesse correttamente valutato che i ricorrenti non avevano fornito la prova che il manufatto fosse stato completato entro il 31/12/1993 (onere della prova a carico di chi invoca il titolo). La Corte ha inoltre precisato che, pur se il giudice della esecuzione ha ecceduto formalmente dichiarando l'illegittimità del permesso comunale, tale parte del dispositivo è inoperante perché il giudice ordinario può soltanto verificare incidentalmente la legittimità dell'atto amministrativo e, se del caso, disapplicarlo rispetto all'esecuzione penale dell'ordine di demolizione. È stato escluso il ricorso all'art. 43 della legge n. 47/1985 nel caso in esame, poiché la deroga è diretta a chi non ha potuto completare le opere per provvedimenti che l'hanno impedito, non a chi ha proseguito i lavori nonostante i provvedimenti inibitori. I ricorrenti sono stati condannati alle spese ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 627 cod. proc. pen.

    Citato dai ricorrenti per violazione procedurale; la Corte non ha accolto la censura ritenendo infondati i rilievi di violazione del principio richiamato

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Riferimento alla pronuncia di applicazione della pena concordata che aveva comportato l'ordine di demolizione come misura accessoria

  • art. 31 dPR n. 380/2001

    Norma che disciplina l'ordine di demolizione; il giudice dell'esecuzione può verificare incidentalmente la legittimità di atti amministrativi sopravvenuti al fine di valutare l'eseguibilità dell'ordine

  • art. 36 dPR n. 380/2001

    Distinzione tra sanatoria e altre forme di regolarizzazione urbanistica; la Corte ha rilevato che il giudice di merito aveva confuso requisiti diversi (es. doppia conformità richiesta per ipotesi diverse)

  • art. 43 legge n. 47/1985

    Deroga alla perentorietà del termine per l'ultimazione dei lavori quando il completamento è impedito da provvedimenti amministrativi o giurisdizionali; la Corte interpreta la norma come applicabile solo a chi non ha potuto completare per cause di impedimento formale, non a chi ha proseguito nonostante i divieti

  • legge n. 724/1994

    Richiamata come successivo condono; l'art. 43 della legge n. 47/1985 è considerata applicabile anche ai successivi provvedimenti di condono, ma con i limiti sopra indicati

  • Allegato E della legge n. 2248/1865, artt. 2 e 5

    Riferimento storico al riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e giudice ordinario: il giudice dell'esecuzione non può annullare l'atto amministrativo ma può conoscerne incidentalmente la legittimità e, se del caso, disapplicarlo nell'ambito del procedimento esecutivo

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese in caso di rigetto del ricorso; la Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese

  • Cass. sent. n. 21901/2022

    Giurisprudenza di legittimità che aveva annullato una precedente ordinanza per carenza motivazionale; i ricorrenti invocavano il principio in essa contenuto, ma la Corte ha ritenuto che nel nuovo esame il Tribunale avesse adempiuto ai rilievi richiesti

  • Cass. sent. n. 37659/2019

    Precedente annullamento con rinvio che aveva censurato la mancata valutazione documentale del giudice della esecuzione in relazione al condono; la vicenda ha avuto più rinvii e riesami

Massime di principio

  • In giudizio di esecuzione il giudice ordinario può accertare incidentalmente la legittimità di atti amministrativi sopravvenuti e, se li ritiene illegittimi, può disapplicarli rispetto all'esecuzione dell'ordine di demolizione, ma non ha il potere di annullare formalmente l'atto amministrativo riservato al giudice amministrativo
  • L'onere della prova circa il completamento dei lavori entro la data utile per fruire del condono (es. 31/12/1993) grava su chi invoca il titolo (permesso in sanatoria/condono) per ottenere la revoca dell'ingiunzione a demolire
  • L'art. 43 della legge n. 47/1985, che consente una deroga al termine per l'ultimazione delle opere, è applicabile solo a chi non ha potuto ultimare per provvedimenti amministrativi o giurisdizionali che lo hanno impedito; non si può estendere la deroga a chi ha proseguito i lavori nonostante le inibizioni
  • Se la Corte di cassazione annulla per carenza motivazionale, il giudice di rinvio è tenuto a rispondere specificamente ai rilievi indicati dalla corte di legittimità; il nuovo esame deve documentare la valutazione delle prove mancanti o chiarire i motivi del nuovo rigetto
  • Nel contesto di esecuzione penale, la qualificazione formale del dispositivo (es. dichiarazione di illegittimità di un permesso) può essere priva di effetti se eccede le competenze del giudice: conta la sostanza dell'operato (disapplicazione dell'atto) più che la formula del dispositivo

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