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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27988/2026 del 23/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (indagato)

La controversia

La vicenda riguarda un dipendente del Comune di Siculiana al quale era contestato, in concorso e in esecuzione di un medesimo disegno, di avere ricevuto denaro e utilità per compiere atti contrari ai doveri d'ufficio: in particolare il ritiro personale di una carta d'identità e la previa comunicazione di controlli della polizia locale destinati a verificare la residenza di alcuni soggetti, così da agevolare il buon esito di istanze di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis. Il Tribunale, in sede di appello cautelare del pubblico ministero, aveva applicato la misura interdittiva della sospensione dall'esercizio del pubblico servizio per nove mesi. L'indagato ricorreva deducendo quattro censure: in primo luogo l'inammissibilità dell'appello del PM per difetto di specificità; in secondo luogo l'assenza di gravi indizi, sostenendo che il quadro probatorio fosse congetturale e fondato solo sulla successione temporale degli eventi, senza prova di pagamenti, conversazioni illecite o concreti atti contrari ai doveri d'ufficio, oltre al fatto che egli svolgeva mansioni di autista di autobus; in terzo luogo l'assenza di concreta e attuale esigenza cautelare di reiterazione; in quarto luogo la carenza di motivazione su proporzionalità e adeguatezza della misura interdittiva.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso limitatamente al secondo motivo. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché non si confrontava realmente con la motivazione del Tribunale circa la specificità dell'appello del pubblico ministero. Ha invece accolto la censura relativa ai gravi indizi, osservando che il Tribunale non aveva svolto un concreto accertamento della qualifica soggettiva dell'indagato come incaricato di pubblico servizio né aveva chiarito il nesso tra le mansioni effettivamente svolte e i fatti contestati. La Corte ha richiamato il principio per cui la qualifica di incaricato di pubblico servizio non può essere desunta in astratto dalla mera qualità di dipendente pubblico, essendo necessario verificare concretamente le attività svolte e l'esclusione delle mere mansioni materiali. Restando assorbiti il terzo e il quarto motivo, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Palermo competente ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    disciplina l'appello cautelare del pubblico ministero avverso l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    richiamato per il riassunto dei motivi di ricorso.

  • art. 581 cod. proc. pen.

    richiamato in relazione al requisito di specificità dei motivi di impugnazione.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    indica il giudice competente per il nuovo giudizio in sede di rinvio.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    norma relativa ai gravi indizi di colpevolezza, invocata contro la tenuta del quadro indiziario.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    richiamato per contestare la valutazione del compendio probatorio e indiziario.

  • art. 274 lett. c) cod. proc. pen.

    richiamato con riferimento alle esigenze cautelari di reiterazione del reato.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    richiamato per il principio di adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare.

  • art. 292 cod. proc. pen.

    richiamato per il requisito di motivazione dell'ordinanza cautelare.

  • art. 81 cpv. c.p.

    contestato quale base del reato continuato.

  • art. 110 c.p.

    contestato quale concorso di persone nel reato.

  • art. 319 c.p.

    contestata la corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio.

  • art. 320 c.p.

    richiamata per la punibilità dell'incaricato di pubblico servizio nei reati di corruzione.

  • art. 326 c.p.

    contestata la rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio o di informazioni d'ufficio.

  • art. 358, secondo comma, c.p.

    la Corte lo richiama per affermare che la qualifica di incaricato di pubblico servizio è esclusa per lo svolgimento di semplici mansioni d'ordine o di opera meramente materiale.

Massime di principio

  • La qualifica di incaricato di pubblico servizio non può essere desunta in modo astratto dalla sola appartenenza del soggetto a un ente pubblico: occorre un accertamento concreto delle mansioni effettivamente svolte e del loro collegamento funzionale con l'esercizio di poteri o attività di pubblico servizio.
  • Per integrare i reati propri della pubblica amministrazione, il giudice cautelare deve chiarire in che modo le concrete mansioni dell'agente abbiano reso possibile o favorito la condotta contestata; in mancanza, la motivazione sugli indizi di colpevolezza è insufficiente.
  • Laddove l'ordinanza cautelare fondi la responsabilità su una qualifica soggettiva del tutto apodittica, senza esaminare il contratto di lavoro o le mansioni formalmente affidate, il provvedimento è annullabile per difetto di motivazione sul punto decisivo.
  • La specificità dell'appello cautelare del pubblico ministero va valutata considerando se l'atto censuri realmente le ragioni poste a base dell'ordinanza impugnata; non è sufficiente una riproposizione delle richieste originarie se il gravame individua effettivamente errori o carenze motivazionali del primo giudice.
  • Le ulteriori questioni sulla reiterazione del reato e sulla proporzionalità della misura restano assorbite quando venga meno il presupposto indiziario decisivo fondato sulla corretta qualificazione soggettiva dell'indagato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCorruzioneTraffico di influenze illecite
RamiProcesso penaleReati contro la PA
SottomaterieCorruzione impropria
IstitutiOnere della prova

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