Cassazione Penale, Sentenza n. 13084/2023 del 29/03/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare in carcere subita dal 25/01/2018 al 24/09/2019, disposta con ordinanza del GIP del 28/01/2018 per il reato di partecipazione a associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Spada). L'arresto si fondava su intercettazioni ambientali che avrebbero attribuito al ricorrente il ruolo di intermediario per la consegna di somme di denaro destinate a esponenti del clan (tra cui versamenti periodici al Mazziotti). Il ricorrente è stato poi assolto dalla Corte d'Assise. In Cassazione il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 314 c.p.p. e carenza della motivazione della Corte territoriale in ordine alla ritenuta esistenza di condotta con dolo o colpa grave ostativa al riconoscimento dell'indennizzo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte di Appello che, in veste di giudice della riparazione e secondo una valutazione ex ante autonoma rispetto al processo penale, ha ritenuto sussistere elementi di "colpa grave" o contiguità (frequentazioni ambigue, consegna periodica di somme, dichiarazioni in interrogatorio contraddittorie) idonei a giustificare l'adozione della misura cautelare e dunque ostativi al riconoscimento dell'indennizzo. La Cassazione ha inoltre confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; non è stata ordinata la rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente a causa della genericità della memoria difensiva presentata in suo favore.
Norme richiamate
art. 314 c.p.p.
Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; il giudice della riparazione valuta, con valutazione ex ante e autonoma rispetto al merito penale, se la condotta del detenuto abbia concorso con dolo o colpa grave a cagionare la misura cautelare, escludendo il diritto all'indennizzo quando tale condotta abbia creato la falsa apparenza della configurabilità del reato.
art. 41‑bis ord. pen.
Norma sul regime detentivo speciale (carcere duro); citata nel quadro fattuale per contestualizzare la rilevanza dei rapporti e dei versamenti verso soggetti ristetti in regime differenziato, che possono influire sulla valutazione della contiguità del ricorrente con il sodalizio criminoso.
Massime di principio
- La dichiarazione di assoluzione nel processo penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo: il giudice della riparazione compie una valutazione autonoma ex ante per stabilire se il comportamento dell'interessato abbia oggettivamente contribuito a creare la falsa apparenza di pericolosità o di coinvolgimento.
- Il giudice della riparazione può utilizzare il materiale probatorio emerso nel processo penale (intercettazioni, dichiarazioni, relazioni di frequentazione) per valutare l'esistenza di condotte extraprocessuali o processuali che configurino dolo o colpa grave, purché non contraddica accertamenti pacifici compiuti dal giudice della cognizione.
- Comportamenti qualificabili come 'frequentazioni ambigue', consegna periodica di somme a soggetti inseriti in associazioni criminali, o dichiarazioni contraddittorie in sede di interrogatorio possono integrare colpa grave ostativa al risarcimento se, valutati ex ante, erano idonei a far sorgere il ragionevole convincimento dell'autorità procedente.
- Il limite alla valutazione del giudice della riparazione è il rispetto degli accertamenti operati dal giudice penale: non può ritenere provati fatti che il giudice della cognizione abbia escluso o non ritenuto provati.
- Chi chiede la riparazione ha l'onere di dimostrare l'assenza di proprie condotte concorrenti nella causa della misura cautelare; memoria difensive generiche o non puntuali possono pregiudicare le difese e influire anche sulla liquidazione delle spese.
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