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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33480/2023 del 31/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava la conferma della custodia cautelare in carcere adottata dal Gip di Catanzaro per plurimi capi di imputazione: H1 (tentata estorsione aggravata), L1 (estorsione consumata aggravata relativa al servizio lavanderia), Ml (traffico di influenze illecite aggravato ex art. 416 bis c.p.) e A-ter (concorso esterno in associazione mafiosa, art. 416 bis). L'imputato deduceva mancanza di gravità indiziaria e vizi di motivazione: le dichiarazioni della persona offesa (Manzoni) non proverebbero minacce dirette o metodo mafioso; la forzata ricostruzione di una 'mafiosità' era infondata; per il traffico di influenze manca l'elemento dell'illiceità della finalità (nessun delitto contro la P.A. individuato); per il concorso esterno non sarebbero emersi elementi che dimostrino un rapporto di reciproci vantaggi e di collusione dell'imprenditore con la cosca; infine si è censurata l'adozione della misura carceraria come sproporzionata e non necessaria.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale del riesame e l'ordinanza genetica del Gip. Motivazione: insufficiente gravità indiziaria per i reati contestati (concorso esterno in associazione mafiosa, tentata e consumata estorsione aggravata e traffico di influenze). La Corte ha evidenziato contraddittorietà e ambiguità degli elementi indiziari (ampia discrepanza tra il ruolo attribuito al Calafati e le dichiarazioni che lo dipingono come vittima di minacce da parte di terzi; assenza di minacce chiaramente riferite all'indagato; dichiarazioni della persona offesa interpretabili anche come volontà di sfruttare la posizione contrattuale; mancanza di prova che la mediazione fosse finalizzata a un illecito penale). Per tali ragioni la motivazione del provvedimento cautelare è risultata carente e non integrabile: la Corte ha disposto l'immediata liberazione dell'indagato se non detenuto per altra causa.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La norma sull'associazione mafiosa e le aggravanti connesse è stata applicata nel profilo dell'accusa (concorso esterno e aggravazione 'mafiosità '), ma la Corte ha richiamato il criterio giurisprudenziale secondo cui per il concorso esterno occorre dimostrare un rapporto di reciproci vantaggi tale da imporre una posizione dominante nel territorio e fornire risorse/servizi all'organizzazione; tali elementi non sono stati individuati a livello indiziario.

  • art. 13 Cost.

    Tutela della libertà personale. La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'ulteriore sacrificio della libertà individuale non è giustificato quando la motivazione della misura cautelare è gravemente carente, giustificando l'annullamento senza rinvio e la liberazione immediata.

  • art. 111 Cost.

    Principio della ragionevole durata del processo. Richiamato per sostenere che non era ammissibile protrarre ingiustificatamente la limitazione della libertà personale mediante un annullamento con rinvio; tale principio ha contribuito a motivare l'annullamento senza rinvio.

  • Disciplina del reato di traffico di influenze illecite (giurisprudenza interpretativa richiamata)

    Sent. Sez. 1, n.1182 del 14/10/2021, Guarnieri, Rv. 282453 - 01 (richiamata nell'atto)

    La Corte ha ricordato il principio giurisprudenziale secondo cui la mediazione onerosa è illecita penalmente solo se finalizzata alla commissione di un illecito penale idoneo a produrre vantaggi indebiti; il mero uso di relazioni o la mediazione per finalità lecite o negozialmente scorrette non integra automaticamente il reato di traffico di influenze. La motivazione del riesame non ha dimostrato la finalità illecita richiesta.

Massime di principio

  • Per disporre una misura cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa occorrono indizi chiari che mostrino un rapporto di reciproci vantaggi tra l'imprenditore e la cosca (capacità di imporre una posizione dominante e di fornire risorse o servizi al sodalizio); mere conoscenze o contatti territoriali non sono sufficienti.
  • La qualificazione di 'mafiosità ' richiede elementi concreti sul metodo mafioso (minacce reali, vincolo di sottomissione, estorsioni riconducibili alla consorteria); dichiarazioni ambigue o generiche non bastano.
  • Per il reato di estorsione (tentata o consumata) la prova deve indicare coercizione o minaccia effettiva riferibile all'indagato; suggerimenti, ipotesi o valutazioni sul rischio di pressioni non integrano automaticamente l'estorsione.
  • Nel reato di traffico di influenze illecite è necessario che la mediazione abbia finalità illecite (es. agevolare la commissione di un delitto o ottenere un vantaggio indebito attraverso l'illiceità dell'intervento pubblico); la semplice remunerazione di una mediazione o l'uso di relazioni non basta.
  • In sede cautelare, in presenza di dubbi interpretativi sugli elementi probatori, va applicato il principio favorevole all'imputato: se due spiegazioni sono plausibili, si deve preferire quella più favorevole all'indagato.
  • La scelta della misura cautelare deve essere proporzionata e sorretta da motivazione congrua e logicamente coerente; se la motivazione risulta gravemente carente, il giudice delle legittimità può annullare senza rinvio e disporre la liberazione immediata, anche alla luce dei principi costituzionali (art.13 e art.111).
  • In casi complessi con elementi contraddittori, prima di adottare misure afflittive occorre valutare alternative meno gravose e verificare concretamente il rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio.

Testo integrale

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