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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01404/2026 del 13/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

Il ricorrente ha chiesto al giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina della continuazione ex art. 81 c.p. tra un reato in materia di stupefacenti oggetto di una sentenza del Tribunale di Lecce e ulteriori reati, anch'essi in materia di stupefacenti, accertati con successiva pronuncia del GIP del Tribunale di Bari, poi riformata in appello e divenuta irrevocabile. In particolare, deduceva che il primo fatto fosse stato commesso a soli sei mesi di distanza dal primo dei reati successivi e che tutti gli episodi rientrassero nel medesimo contesto criminoso. Nel ricorso per cassazione denunciava violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., lamentando che il tribunale non avesse valorizzato l'omogeneità dei fatti e la loro contiguità temporale.

La decisione

La Corte ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze: l'ordinanza impugnata aveva motivato correttamente sul punto decisivo, cioè che l'identità del disegno criminoso deve risultare già al momento della commissione del primo reato e non può desumersi solo dalla prossimità temporale o dall'omogeneità esterna dei fatti. Dagli atti non emergeva alcun elemento idoneo a dimostrare una unica e originaria programmazione; al contrario, il primo episodio risultava estemporaneo rispetto ai successivi, caratterizzati da sistematicità e da modalità esecutive diverse. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede che l'identità del disegno criminoso sia rintracciabile sin dalla commissione del primo reato; non basta la mera vicinanza temporale tra i fatti o la loro appartenenza a un medesimo contesto.

  • art. 671 c.p.p.

    Nel giudizio di esecuzione il riconoscimento della continuazione presuppone una verifica rigorosa dell'unicità del disegno criminoso, non superabile con allegazioni meramente alternative rispetto alla motivazione del giudice dell'esecuzione.

  • art. 73 D.P.R. 309 del 1990

    Norma incriminatrice richiamata per i reati in materia di stupefacenti oggetto delle sentenze poste a base della richiesta di continuazione.

  • art. 74 D.P.R. 309 del 1990

    Norma incriminatrice richiamata per il reato associativo in materia di stupefacenti incluso nella sequenza fattuale oggetto della richiesta di continuazione.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione, l'unità del disegno criminoso deve essere già desumibile ex ante, cioè sin dalla consumazione del primo reato, e non può essere ricostruita ex post sulla sola base della reiterazione di condotte omogenee.
  • La mera contiguità temporale tra più reati e la loro appartenenza al medesimo settore criminoso non sono, da sole, sufficienti a integrare il presupposto dell'unicità del disegno criminoso.
  • Quando gli atti evidenziano che il primo episodio è isolato o estemporaneo e che quelli successivi sono invece connotati da sistematicità, il giudizio negativo sulla continuazione è logicamente e giuridicamente coerente.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una rivalutazione del compendio argomentativo del giudice di merito sotto le spoglie del vizio di motivazione, se il provvedimento impugnato contiene una motivazione non manifestamente illogica e completa sui punti decisivi.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativiPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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