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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 08094/2026 del 02/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso proposto ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. per errore di fatto (errore percettivo). Il ricorrente censurava la sentenza della Sesta Sezione nella parte in cui, rigettando il ricorso su un capo (capo 3), avrebbe tratto la responsabilità da presupposti fattuali erronei: 1) avrebbero indicato una sequenza cronologica falsa sostenendo che la consegna della busta fosse avvenuta quando il giudice era "prossimo a decidere" sull'istanza di revoca, mentre la decisione favorevole era stata già adottata due giorni prima; 2) la sentenza avrebbe attribuito alla busta un contenuto in denaro quando il ricorrente ignorava il contenuto e le risultanze non provavano certo la sua consapevolezza; 3) la Corte avrebbe imposto al ricorrente un onere di allegazione non dovuto e trascurato di considerare motivi aggiunti che, se valutati, avrebbero potuto incidere sull'esito. Si deduceva che tali errori percettivi erano decisivi per la conferma della responsabilità nel capo 3), divergendo dalle valutazioni operate per i capi 2) e 4) annullati.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato ammissibile ma rigettato perché infondato. La Corte ha ritenuto che: a) l'errore di fatto rilevabile ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. deve essere un errore percettivo decisivo che abbia inciso effettivamente sull'esito del giudizio; b) la presunta inesattezza cronologica (affermazione che la consegna fosse "prossima a decidere") è un refuso non decisivo, dato che la Corte era comunque consapevole della sequenza reale e aveva motivato tenendo conto che la sostituzione della misura era già avvenuta; c) è stato definitivamente accertato che la busta conteneva denaro e la Corte ha valutato compatibile la conclusione di consapevolezza del ricorrente circa lo scopo della consegna; d) l'omessa menzione di alcuni motivi aggiunti non integra l'errore di fatto se quei motivi non erano decisivi o sarebbero stati inammissibili, e la motivazione complessiva della sentenza giustifica la mancata disamina. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    art. 625-bis cod. proc. pen.

    Regola il rimedio per l'errore di fatto in sede di ricorso straordinario per cassazione; qui interpretato come tutelante solo gli "errori percettivi" decisivi che abbiano effettivamente inciso sull'esito del giudizio, escludendo rivalutazioni di merito o errori di diritto

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella ricostruzione cronologica riguardante il potere del G.i.p. di adottare provvedimenti cautelari e sostituirli; usata per ricostruire le tappe processuali relative alla sostituzione della misura

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina le spese a carico della parte soccombente; invocata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali

  • art. 581, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    art. 581, comma 1, lett. a) cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti dei motivi aggiunti in Cassazione: i motivi nuovi devono essere sviluppo dei motivi principali e non introdurre un nuovo petitum oltre i termini dell'impugnazione

  • art. 116 cod. pen.

    Citato nei precedenti giurisprudenziali menzionati come esempio di questione devoluta al giudice di rinvio (attenuante); richiamato per spiegare principi di ammissibilità del ricorso straordinario in presenza di pronuncia annullata con rinvio

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite (es. Brunetto, Sez. U, n. 28717/2012)

    Principio secondo cui il ricorso straordinario per errore di fatto è ammissibile anche quando l'imputato è divenuto formalmente condannato in parte e l'annullamento riguarda profili afferenti alla determinazione del trattamento sanzionatorio; usato per dichiarare ammissibile il ricorso nel caso concreto

  • Giurisprudenza consolidata su errore di fatto (es. Annunziata, Moroni)

    Richiama i criteri distintivi tra errore di fatto (perceptivo e decisivo) e errore di giudizio o di diritto, escludendo l'applicazione dell'art. 625-bis a valutazioni di merito o a errori non decisivi

Massime di principio

  • Il rimedio dell'art. 625-bis c.p.p. tutela solo gli "errori di fatto" di natura percettiva e decisiva: non può essere usato per chiedere la rivalutazione delle valutazioni di merito o per correggere errori di diritto.
  • Per essere rilevante il presunto errore percettivo deve aver inciso concretamente sull'esito del giudizio; errori formali nella motivazione che non alterano la ratio decidendi sono inidonei a fondare il ricorso.
  • L'omesso esame di motivi aggiunti non integra automaticamente un errore di fatto: il ricorrente deve dimostrare che i motivi non esaminati erano decisivi e che la mancata disamina è derivata da un errore percettivo della Corte.
  • In ipotesi di corruzione, il terzo che partecipa alla fase esecutiva (es. consegna di una busta) può essere ritenuto concorrente se è dimostrata la sua consapevolezza delle finalità corruttive; la mera funzione materiale di consegna non esclude responsabilità se sussiste il dolo.
  • Il ricorso straordinario può essere ammissibile anche da soggetti rispetto ai quali è intervenuta pronuncia di condanna divenuta definitiva su alcune imputazioni, purché la questione proposta rientri nei limiti di ammissibilità indicati dalla giurisprudenza (es. profili attinenti al trattamento sanzionatorio o errori di fatto decisivi).

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