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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 34396/2021 del 15/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Comune impugnava la sentenza della CTR Sicilia che aveva annullato l'avviso di accertamento TARSU relativo all'anno 2009 per aree di sosta "zona blu" (P2, P4, P19, P20), sostenendo che Apcoa fosse soggetto passivo dell'imposta per omessa denuncia. La questione centrale è se la gestione delle aree costituisse "occupazione o detenzione" ai sensi della normativa TARSU (vincolo alla soggettività passiva) ovvero una mera gestione del servizio; il Comune deduceva violazione e falsa applicazione degli artt. 62 e 63 del D.Lgs. n. 507/1993 e censurava la valutazione della CTR sulla natura del rapporto (concessione vs appalto).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo fondato perché la CTR non ha adeguatamente esaminato la natura del rapporto tra Comune e gestori (se concessione o appalto) che è decisiva per qualificare la soggettività passiva TARSU: nella concessione, l'operatore che si assume i rischi economici è detentore e può essere soggetto passivo; nell'appalto no. Per tali ragioni la Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio alla CTR della Sicilia in diversa composizione affinché verifichi puntualmente il titolo giuridico (concessione o appalto) e, conseguentemente, la soggettività passiva e la regolamentazione delle spese di lite.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 - art. 62

    Il presupposto impositivo della TARSU è l'occupazione o la detenzione dei locali o delle aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti; la tassa è dovuta dal soggetto che occupi o detenga un'area, indipendentemente dal titolo giuridico dell'occupazione, purché si tratti effettivamente di detenzione/occupazione (quindi rileva la qualificazione del rapporto come concessione quando il gestore assume il rischio economico).

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 - art. 63

    Norma richiamata nel quadro della disciplina TARSU; la pronuncia richiama la struttura della riscossione e del presupposto impositivo collegato all'occupazione/detenzione.

  • Codice di procedura civile - art. 360 c.p.c.

    Motivo di cassazione invocato per violazione e falsa applicazione di norme di diritto; la Corte ha ritenuto che la CTR non abbia esaminato compiutamente la natura giuridica del rapporto, giustificando la cassazione e il rinvio.

  • Giurisprudenza di legittimità e del Consiglio di Stato (richiamata)

    varie (Cass. sez. 5ª, n. 1179/2004; n. 7654/2012; n. 13100/2012; n. 5047/2015; Cons. Stato, nn. 4682/2012, 5068/2011, 3377/2011)

    Richiamati i principi consolidati: la distinzione tra concessione e appalto si basa principalmente sulla modalità di remunerazione e sull'assunzione del rischio economico da parte dell'operatore; quando il privato si remunera direttamente sull'utenza assumendo il rischio, si configura concessione e può sussistere detenzione ai fini TARSU.

Massime di principio

  • Per la TARSU il presupposto è l'effettiva occupazione o detenzione dell'area: non basta la mera gestione del servizio, occorre valutare il titolo contrattuale.
  • Distinguere concessione da appalto è cruciale: se l'operatore assume il rischio economico e si remunera sull'utenza (tariffe, canoni), si profila una concessione e l'operatore può essere considerato detentore soggetto passivo; se il corrispettivo è a carico dell'amministrazione, più probabile qualificazione come appalto e assenza di detta soggettività passiva.
  • Per qualificare il rapporto è necessario esaminare il capitolato/contratto e la concreta modalità di remunerazione più che il nomen juris usato dalle parti; l'intestazione formale del contratto non è decisiva ma può essere elemento indiziario.
  • L'eccezione di giudicato (res iudicata) su questioni di diritto richiede che il titolo e le valutazioni giuridiche siano effettivamente coincidenti e verificati; non può formarsi un giudicato esterno senza un accurato accertamento del titolo giuridico sottostante.
  • In controversie simili, le amministrazioni devono provare la natura concessoria dell'affidamento (ad es. clausole che mostrino assunzione rischio, modalità di incasso dalle utenze), mentre i gestori dovranno documentare l'esistenza di un rapporto di appalto o di mera gestione senza detenzione giuridica dell'area.

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