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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42482/2024 del 20/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza d'appello per due gruppi di censure: (I) presunta inosservanza delle norme processuali con riferimento al rigetto di una istanza di rinvio trasmessa via PEC (art. 178 lett. c) cod. proc. pen. richiamato) ritenuta tardiva; (II) vizio di motivazione circa l'attendibilità della persona offesa e la quantificazione della pena, con la doglianza che la sentenza si sarebbe basata su una illegittima presunzione di attendibilità e non avrebbe valutato adeguatamente le argomentazioni difensive e gli elementi istruttori.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto legittimo il rigetto dell'istanza di rinvio perché la richiesta era pervenuta in cancelleria la mattina stessa dell'udienza, con circa un'ora di anticipo, e inoltre ha confermato il principio giurisprudenziale secondo cui le parti private non possono far valere istanze processuali mediante PEC fuori da specifiche previsioni emergenziali. Sulla valutazione dell'attendibilità della persona offesa la Corte ha dichiarato la questione come valutazione di fatto non sindacabile in Cassazione, rilevando invece motivazioni non illogiche (contratto firmato dal prevenuto, gestione diretta dei rapporti societari). La censura sulla quantificazione della pena è stata ritenuta infondata: la pena è stata commisurata nel minimo edittale con motivazione congrua, richiamando il criterio corretto per il calcolo della media edittale. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a rifondere alla parte civile Veritas S.p.a. le spese del giudizio di legittimità, liquidate in euro 3.000 oltre accessori.

Norme richiamate

  • disp. att. cod. proc. pen. art. 173

    Norma richiamata in relazione alle modalità di impugnazione in Cassazione; indicata quale riferimento formale per le censure proposte dal ricorrente.

  • cod. proc. pen. art. 178

    Richiamata nel quadro delle norme processuali a pena di nullità/inammissibilità: la Corte ha valutato la richiesta di rinvio come inammissibile per tardività, assumendo che la domanda pervenuta via PEC non costituisse forma legale di comunicazione nel caso concreto.

  • Principio giurisprudenziale sulla valutazione della prova testimoniale

    massime di Sezioni unite e Sezioni penali (richiami giurisprudenziali nella sentenza)

    La valutazione dell'attendibilità della persona offesa costituisce valutazione di fatto non sindacabile in Cassazione, salvo che la motivazione presenti manifeste contraddizioni, mere congetture non verificabili o regole generali prive di plausibilità; nel caso specifico la Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito congrua e non contraddittoria.

Massime di principio

  • Una istanza di rinvio presentata tardivamente il giorno dell'udienza rischia di essere rigettata; invii tramite PEC da parte di soggetti privati non costituiscono automaticamente forma legale di introduzione di istanze processuali, salvo che vi sia una specifica previsione normativa o situazioni emergenziali previste.
  • Le censure sulla credibilità della persona offesa e sulla valutazione delle testimonianze costituiscono, di norma, questioni di fatto: la Corte di Cassazione non riesamina i fatti se la motivazione di merito è logica e priva di manifeste contraddizioni.
  • Per la quantificazione della pena, se il giudice di merito infligge una pena sotto la media edittale, non è richiesta una motivazione particolarmente dettagliata oltre a quella necessaria a giustificare la scelta entro i parametri legali; va applicato correttamente il criterio legislativamente e giurisprudenzialmente definito per il calcolo della media edittale.
  • In contestazioni per reati patrimoniali con prova documentale (es. contratti, firme, gestione diretta dei rapporti societari), la prova documentale e la valutazione complessiva degli atti societari possono costituire fondamento solido per affermare responsabilità penale, salvo elementi concreti che ne inficino la validità.

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