Cassazione Penale, Sentenza n. 47096/2022 del 13/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso contestava: (1) l'errata valutazione delle prove, deducendo che i giudici di merito avrebbero indebitamente valorizzato le dichiarazioni rese nelle indagini preliminari rispetto a quelle "edulcorate" rese in dibattimento da moglie e figlio; (2) la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che il puntare il fucile verso la moglie avrebbe costituito al massimo una minaccia aggravata e non tentato omicidio, mancando l'intento omicidiario e trattandosi di un atto non turbolento e con tempo sufficiente per agire se vi fosse stata reale volontà di uccidere.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la sentenza impugnata ha fondato la decisione sulle dichiarazioni rese in dibattimento (della vittima e del figlio) e su elementi di prova esterni (es. chiamata al 112, allontanamento della notte), non sulle sole dichiarazioni delle indagini preliminari. Ha ritenuto infondato anche il secondo motivo: i giudici di merito hanno correttamente dedotto il "dolus necandi" dalle modalità dell'azione (prelevare un fucile carico, puntarlo verso la moglie e proferire minacce di morte), applicando principi di consolidata giurisprudenza che consentono di ricavare la finalità dell'agente dalle modalità concrete dell'azione e dalla situazione prevedibile ex ante; inoltre l'intervento del figlio (tentativo di disarmo) impedisce di ritenere certo che l'agente avrebbe comunque mancato l'esecuzione del proposito. Conseguentemente il rigetto è stato pronunciato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616, comma 1, c.p.p.
Norme richiamate
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Limiti alla specificazione dei motivi di ricorso; il ricorso è stato esaminato nei limiti consentiti dalla norma
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
art. 616, comma 1, cod. proc. pen.
Principio che impone la condanna alle spese del procedimento a carico del ricorrente in caso di rigetto
Giurisprudenza - Sez. 1, Sent. n. 11928 del 29/11/2018 (Comelli)
Principio secondo cui, in assenza di ammissioni, il dolo (anche nell'omissione dell'"animus necandi") può essere desunto dall'idoneità concreta dell'azione e dalle modalità con cui è stata posta in essere, valutate ex ante rispetto alla situazione prevedibile
Giurisprudenza - Sez. 1, Sent. n. 29101 del 18/6/2019 (Musicò)
Conferma l'orientamento che per valutare il tentativo e il dolo occorre ricostruire la direzione teleologica della volontà dell'agente dalle modalità concrete dell'azione
Massime di principio
- La valutazione probatoria dei giudici di merito può fondarsi prioritariamente sulle dichiarazioni rese in dibattimento anche se esistono versioni diverse rilasciate nelle indagini preliminari; il ricorso in Cassazione deve dimostrare illogicità o contraddizione manifeste nella motivazione per avere successo
- Il puntare un'arma carica verso una persona, unito a minacce di morte, può legittimamente integrare il tentato omicidio: l'elemento psicologico (animus necandi) può essere desunto dalle modalità concrete dell'azione e dalla prevedibile pericolosità dell'arma
- L'assenza di ammessa intenzione omicida non esclude la ricostruzione del proposito omicida se gli atti compiuti risultano idonei a porre in pericolo la vita della vittima e la condotta è apprezzata rispetto alla situazione 'ex ante'
- Interventi di terzi (es. tentativo di disarmo) possono influire sulla valutazione della potenzialità realizzativa del proposito, ma non bastano automaticamente a escludere il dolo se gli atti dell'agente erano idonei e diretti verso l'uccisione
- In impugnazione è necessario contestare specificamente i passaggi logico-probatori della sentenza di merito: argomentazioni generiche sulla possibile assenza di intenzione non sono sufficienti se la motivazione è coerente e sorretta da elementi obiettivi
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