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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7776/2023 del 22/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Sainato ha impugnato l'ordinanza del 7/4/2022 che aveva rigettato la sua richiesta di escludere dalla pena in esecuzione alcune condanne perché già oggetto di sentenze irrevocabili (eccezione di ne bis in idem). Il ricorrente sosteneva che i capi 8) e 10) della sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria (12/7/2019) riguardassero gli stessi fatti e le stesse imputazioni dei capi B) e C) della sentenza della Corte d'appello di Roma (13/3/2018) — in particolare l'importazione, rispettivamente, di 215 kg e 235 kg di cocaina sbarcata a Gioia Tauro in date specifiche — e che quindi si fosse già formato un giudicato che impediva nuova esecuzione. Il giudice dell'esecuzione aveva rigettato l'istanza ritenendo i fatti diversi per soggetti coinvolti e contesto relazionale, ma senza effettuare un'analisi concreta e puntuale delle circostanze e delle corrispondenze fattuali dedotte dal ricorrente.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso per vizi di motivazione. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse indicato genericamente la diversità dei contesti e dei soggetti senza esaminare le concrete circostanze fattuali dalla cui valutazione dipende l'identità del fatto ai fini del ne bis in idem. Per tali ragioni l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Reggio Calabria per un nuovo giudizio specifico sulla questione.

Norme richiamate

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiesto un adeguato livello di motivazione a pena di nullità: il giudice dell'esecuzione deve dare una motivazione completa quando decide sull'eccezione di duplicazione del giudicato; la Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione fornita dall'organo di merito.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    Garantisce il diritto ad una decisione motivata; la sentenza osserva che la mancata analisi concreta delle circostanze costituisce violazione del principio di motivazione.

  • art. 649, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al principio del ne bis in idem: la norma tutela l'impedimento di procedere o di eseguire una pena quando sussiste giudicato precedente sul medesimo fatto; la Corte ha valutato che debba essere accertata l'identità storica-naturalistica del fatto.

  • Prot. n. 7 CEDU, art. 4

    "nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è stato già assolto o condannato a seguito di una sentenza definitiva conformemente alla legge ed alla procedura penale di tale Stato"

    Ribadisce il principio internazionale del ne bis in idem, posto a fondamento del secondo motivo di ricorso; serve a richiamare la tutela europea contro la duplicazione del procedimento/pene per lo stesso fatto.

  • D.P.R. 309/1990, art. 73, comma 1

    Norma sostanziale che disciplina il reato di traffico illecito di stupefacenti; i capi d'imputazione oggetto della vicenda riguardavano delitti commessi ai sensi di questa disposizione.

  • D.P.R. 309/1990, art. 80

    Norma sul concorso di persone nel reato di stupefacenti; rilevante nei confronti posti a raffronto in quanto il giudice dell'esecuzione aveva motivato la diversità anche con riferimento a diversi ruoli soggettivi.

Massime di principio

  • Il principio del ne bis in idem richiede l'identità storico-naturalistica del fatto: occorre corrispondenza tra condotta, evento, nesso causale e circostanze di tempo, luogo e persona.
  • Il giudice che decide sull'eccezione di duplicazione del giudicato deve motivare analiticamente il confronto tra i capi delle diverse sentenze; ragionamenti generici su "diversità di soggetti" o di contesti sono insufficienti.
  • Quando i fatti sono prossimi nello spazio e nel tempo e riguardano gli stessi beni (es. medesima partita di droga), l'onere di spiegare le differenze sostanziali incombe sul giudice che nega l'identità del fatto.
  • In casi analoghi il difensore dovrebbe produrre un quadro comparativo dettagliato delle descrizioni fattuali dei singoli capi (testi delle imputazioni, tempi, luoghi, quantità, soggetti coinvolti) per agevolare il vaglio del giudice dell'esecuzione.
  • Se la motivazione del provvedimento impugnato risulta carente, la Corte suprema può annullare e disporre il rinvio per un nuovo esame, non decidendo nel merito sulla duplicazione del giudicato ma imponendo un giudizio corretto e motivato.

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