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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37182/2024 del 09/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tumolo ha chiesto il riconoscimento della disciplina della continuazione tra reati sottesi a due sentenze esecutive sostenendo identità del tipo di reato (rapine), contiguità spazio-temporale e la presenza di un programma criminoso unitario; ha denunciato violazione degli artt. 81 cod. pen., 671 e 125, comma 3, cod. proc. pen. e vizio di motivazione, lamentando che il giudice dell'esecuzione non si sarebbe confrontato con documentazione difensiva relativa alla sentenza del 6/10/2005 emessa dal G.U.P. di Prato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato la valutazione del giudice dell'esecuzione secondo cui non sussiste l'identità del disegno criminoso necessaria per la continuazione: le rapine oggetto delle diverse sentenze sarebbero state commesse con partecipi diversi (nel processo del 2005 con i membri dell'associazione, nella sentenza del 2016 con un coimputato estraneo all'associazione), mancando elementi concreti che dimostrino una programmazione unitaria dei reati. La Corte ha richiamato il principio per cui il ricorrente in materia esecutiva deve allegare elementi specifici e concreti a sostegno della continuazione e non può limitarsi a invocare contiguità temporale o identità del titolo di reato. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e Tumolo è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    La Corte richiama che la continuazione richiede l'identità del disegno criminoso: l'agente deve essersi previamente rappresentato e unitariamente deliberato una serie di condotte; non si confonde con una semplice opzione di vita delinquenziale.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma procedurale rilevante nel procedimento esecutivo; il ricorso per cassazione impugnava l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che ha deciso sul riconoscimento della continuazione.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa tra le norme del procedimento; la Corte però ha valutato il merito della richiesta di continuazione secondo i criteri di diritto sostanziale e giurisprudenziale.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In sede esecutiva l'onere di provare la sussistenza della continuazione grava sul condannato: è necessario allegare elementi specifici e concreti, non bastano riferimenti generici alla contiguità cronologica o all'identità del titolo di reato.
  • La continuazione richiede l'identità del disegno criminoso: l'agente deve essersi previamente rappresentato e aver unitariamente deliberato la serie di condotte; non si confonde con una generica propensione alla devianza o con l'abitualità criminosa.
  • Gli indici rilevanti sono molteplici e devono essere valutati congiuntamente: omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, abitudini programmate di vita e programmazione dei reati almeno nelle linee essenziali.
  • La mera coincidenza temporale o territoriale e l'identità tipologica dei reati non sono sufficienti a dimostrare la continuazione se mancano elementi che colleghino i reati a un progetto criminoso unitario (es. partecipazione degli stessi coautori, coordinamento, pianificazione comune).
  • Una sentenza passata in giudicato per fatti analoghi non implica automaticamente il riconoscimento della continuazione rispetto ad altre condanne; occorre verificare la concreta unità progettuale tra i fatti.
  • La presenza di coautori diversi e l'assenza di collegamenti tra gli autori nelle varie vicende rafforzano l'argomentazione dell'autonomia dei singoli reati rispetto a un disegno unitario.

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