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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10596/2023 del 20/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dall'occupazione, avvenuta in due riprese nel 1988 e nel 2006, di un'area di proprietà privata da parte di un Comune, con destinazione a strada pubblica. I proprietari avevano chiesto il risarcimento del danno sia per la perdita della possibilità di trasformare edificatoriamente il bene, sia per la protratta occupazione illegittima dell'area nel periodo in cui il bene sarebbe rimasto nella loro disponibilità. La Corte d'appello aveva respinto la domanda risarcitoria per difetto di prova quanto al preteso danno da impossibilità edificatoria, ritenendo che la nuova destinazione urbanistica impressa nel 1986 avesse già reso il fondo non edificabile, e aveva dichiarato inammissibile per novità, oltre che infondata, la domanda relativa all'occupazione illecita nel periodo 1988-2006. In Cassazione i ricorrenti hanno dedotto: 1) violazione dell'art. 112 c.p.c. e del giudicato, assumendo che la Corte territoriale fosse andata oltre i limiti della domanda e avesse riaperto una questione coperta dal giudicato di primo grado; 2) travisamento di un fatto decisivo, falsa applicazione dei vincoli espropriativi e dell'art. 2043 c.c., sostenendo che il vincolo urbanistico avrebbe comunque avuto durata limitata e che, scaduto il vincolo, il bene avrebbe riacquistato una limitata edificabilità, con conseguente danno risarcibile; 3) falsa applicazione dell'art. 345 c.p.c. e dell'art. 2043 c.c., censurando la dichiarata novità della domanda di risarcimento per occupazione illecita e sostenendo che essa fosse già compresa nella richiesta originaria di risarcimento del lucro cessante quale danno figurativo corrispondente al valore locativo del bene.

La decisione

La Cassazione ha respinto il primo motivo, ritenendo che il giudice d'appello, in un giudizio a devoluzione piena, potesse riesaminare integralmente la vicenda e decidere anche sulla base di una diversa ricostruzione giuridica e fattuale, senza violare l'art. 112 c.p.c. né il limite del devolutum. Ha accolto solo sul piano logico la censura relativa alla scadenza del vincolo espropriativo, ma ha escluso che ciò fosse decisivo: la scadenza del vincolo non comporta automaticamente una piena riespansione dello ius aedificandi, poiché può determinarsi un'area bianca, rispetto alla quale il privato ha solo un interesse legittimo alla riqualificazione urbanistica; tuttavia, per ottenere tutela risarcitoria occorre anche allegare di avere sollecitato l'amministrazione alla nuova pianificazione e di avere una prognosi favorevole circa il bene della vita perseguito, elementi che nel caso non risultavano. Ha dichiarato inammissibile il terzo motivo perché non autosufficiente: i ricorrenti non avevano indicato in modo puntuale gli elementi testuali necessari a dimostrare che la domanda ritenuta nuova fosse già compresa nella domanda originaria. Il ricorso è stato quindi integralmente respinto. È stata disposta la statuizione sul contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002, e nulla è stato disposto sulle spese per difetto di costituzione della parte intimata.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato

    Il giudice d'appello non viola il principio se conferma la decisione impugnata entro i limiti del petitum e della causa petendi, anche fondandosi su una diversa ricostruzione dei fatti o su diverse ragioni giuridiche.

  • art. 345 c.p.c.

    tantum devolutum quantum appellatum

    Il giudice di appello può riesaminare le questioni devolute con il gravame; la censura sulla novità della domanda, quando investe l'interpretazione degli atti, richiede specifica autosufficienza del motivo di ricorso.

  • art. 2043 c.c.

    La domanda risarcitoria richiede l'allegazione e la prova del danno-conseguenza; in materia di inerzia urbanistica il risarcimento è limitato all'interesse alla riqualificazione dell'area, non alla mera astratta edificabilità.

  • art. 9, comma 2, d.P.R. 327/2001

    I vincoli preordinati all'esproprio hanno durata limitata; la loro scadenza non determina automaticamente la riespansione piena del diritto di edificare.

  • art. 9 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

    Alla scadenza del vincolo si applicano le norme di salvaguardia della disciplina edilizia generale, in un regime provvisorio di "vuoto urbanistico".

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    In caso di rigetto del ricorso sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, ove dovuto.

Massime di principio

  • Nel giudizio di appello il principio del tantum devolutum quantum appellatum non impedisce al giudice di confermare la decisione di primo grado sulla base di una diversa qualificazione giuridica dei fatti o di elementi fattuali risultanti dagli atti, purché resti entro il perimetro del petitum e della causa petendi.
  • La denuncia in cassazione di un error in procedendo relativo alla corrispondenza tra chiesto e pronunciato o alla novità della domanda richiede specifica indicazione degli elementi del fatto processuale e l'assolvimento del principio di autosufficienza del ricorso.
  • La scadenza del vincolo preordinato all'esproprio non comporta automaticamente la piena riespansione dello ius aedificandi, ma può determinare una situazione di area bianca o vuoto urbanistico, in cui il proprietario ha soltanto un interesse legittimo alla riqualificazione urbanistica.
  • Il risarcimento del danno per inerzia urbanistica non può essere parametrato alla mera potenzialità edificatoria astratta del bene, ma richiede che il privato dimostri di avere sollecitato la rinnovata iniziativa amministrativa e di avere una concreta prognosi favorevole sul conseguimento del bene della vita perseguito.
  • Quando si deduce una domanda risarcitoria come già ricompresa in una domanda più ampia, il ricorrente deve indicare con precisione gli atti e i passaggi testuali che consentano di verificare tale inclusione; altrimenti la censura è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProprietàResponsabilità della PA
RamiProcesso civileDiritti realiResponsabilità civile
SottomaterieAppello
IstitutiOnere della provaGiudicato

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