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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2354/2023 del 20/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di condanna per la violazione degli artt. 185 comma 1 e 219 comma 2 lett. a) del d.lgs. n. 81/2008, in qualità di presunto legale rappresentante della cooperativa ARTE ARTIGIANA 30NICA, contestando la sussistenza della sua qualità (sostiene che le dimissioni del 2016 non erano state rese operative da provvedimenti ministeriali) e censurando la valutazione delle attenuanti generiche, chiedendo il riconoscimento della continuazione e la sospensione condizionale della pena. La Corte ha valutato che l'atto di impugnazione mirava al riesame di merito e conteneva profili estranei al sindacato di legittimità, rendendo impossibile la conversione in ricorso per cassazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che l'impugnante aveva effettivamente inteso proporre un rimedio non consentito (appello di merito anziché ricorso per cassazione) e che l'atto conteneva censure di merito e richieste inammissibili in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende. La Corte ha condiviso la requisitoria del Procuratore Generale e richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale (Sez. 5, n. 55830/2018).

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 81 del 2008, art. 185 comma 1

    Norma richiamata in relazione alla fattispecie di mancata sottoposizione di lavoratori alla sorveglianza sanitaria; applicata per attribuire responsabilità penale all'organo aziendale ritenuto responsabile.

  • d.lgs. n. 81 del 2008, art. 219 comma 2 lett. a)

    Norma richiamata in ordine alla sanzione prevista per la violazione contestata e alla responsabilità dell'ente o del suo rappresentante.

  • codice di procedura penale, art. 568

    Riferimento alla possibilità di conversione dell'impugnazione in ricorso per cassazione: la conversione è esclusa quando dall'esame dell'atto emerge chiaramente la volontà dell'impugnante di utilizzare un rimedio non consentito o quando l'atto contiene censure di merito incompatibili con il sindacato di legittimità.

  • Cass. Sez. 5, n. 55830 del 08/10/2018 (Eliseo)

    Precedente consolidato che stabilisce che l'appello erroneamente proposto non si converte automaticamente in ricorso per cassazione se l'intenzione dell'impugnante e il contenuto dell'atto rivelano la volontà di ottenere un riesame di merito; in tal caso l'impugnazione deve essere dichiarata inammissibile.

Massime di principio

  • Se si impugna una sentenza che ha inflitto soltanto una pena pecuniaria, attenzione: proporre appello con censure di merito può determinare l'inammissibilità per mancata conversione in ricorso per cassazione.
  • La conversione dell'impugnazione in ricorso per cassazione richiede che l'atto e la volontà dell'impugnante siano compatibili con il rimedio di legittimità; se emergono richieste di riesame probatorio o di merito, la conversione non opera.
  • Per contestare la qualità di legale rappresentante è fondamentale produrre elementi formali che dimostrino l'effettiva cessazione della carica; semplici dimissioni prive di provvedimenti formali possono non essere ritenute efficaci.
  • In un ricorso per cassazione evitare questioni di fatto o richieste di nuova valutazione delle attenuanti o della continuazione: il sindacato di legittimità è limitato a questioni di diritto e vizi procedurali.
  • Il rischio di inammissibilità comporta conseguenze economiche: condanna alle spese processuali e possibili somme a favore della Cassa delle Ammende.

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