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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37896/2025 del 21/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il rigetto della richiesta di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione e violazione di legge sostenendo che, dopo la rinnovazione della misura e l'esclusione della contestazione per il reato associativo, la valutazione cautelare avrebbe dovuto essere rimodulata in maniera meno afflittiva. Si contestava altresì la disparità di trattamento rispetto ad altri coindagati cui erano state applicate misure meno gravose

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato infondato. La corte ha ritenuto che, anche escludendo il reato associativo, il quadro indiziario rimaneva caratterizzato da una pluralità di gravi condotte in materia di stupefacenti e da quantitativi rilevanti, nonché dalla "dedizione totale" dell'imputato all'attività illecita. Pertanto la custodia cautelare in carcere è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. È stato disposto l'invio degli adempimenti all'ufficio di cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 74)

    La norma relativa al reato in materia di stupefacenti è stata invocata per qualificare la gravità delle condotte; la corte ha ritenuto che, anche senza la contestazione dell'associazione, sussistevano plurimi e gravi episodi di spaccio riconducibili al ricorrente

  • Codice di procedura penale (art. 27)

    Riferimento alla competenza del giudice che ha rinnovato la misura cautelare: la corte ha rilevato che il giudice competente aveva escluso il reato associativo, ma ciò non esclude la valutazione autonoma della sussistenza dei presupposti per la custodia cautelare sulla base delle restanti condotte

  • Disp. att. Cod. proc. pen. (art. 94, comma 1-ter)

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; in sentenza è disposta l'esecuzione degli adempimenti amministrativi previsti

Massime di principio

  • L'esclusione di una contestazione grave (es. reato associativo) non determina automaticamente la revoca della custodia cautelare se permangono plurime o gravi condotte che giustificano il mantenimento della misura
  • La valutazione sull'idoneità della custodia cautelare è complessiva: conta la pluralità dei fatti, la gravità degli episodi e l'intensità della partecipazione dell'indagato, non soltanto il ruolo formale nell'organizzazione
  • Il confronto con misure applicate ad altri indagati è rilevante solo se i fatti contestati e il quadro indiziario sono effettivamente comparabili; differenze oggettive nei numeri o nella gravità delle condotte giustificano trattamenti diversi
  • Per ottenere una misura meno afflittiva il difensore deve dimostrare in modo concreto che i restanti elementi non configurano né pericolosità sociale né un elevato rischio di reiterazione o di inquinamento probatorio, proponendo misure alternative adeguate e fattive garanzie
  • La motivazione del provvedimento cautelare deve essere esaminata nel suo complesso: non basta far venire meno una contestazione, occorre provare che la situazione cautelare complessiva è venuta meno

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