Cassazione Penale, Sentenza n. 50652/2023 del 19/12/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Manfredi, avvocato, era stato imputato di estorsione tentata e consumata per avere proposto a Ivo Guerrini azioni giudiziarie (decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti) al fine di ottenere somme ritenute dovute per prestazioni professionali, per un importo indicato negli atti di precetto di euro 191.138,25 meno quanto già riscosso tramite pignoramenti. La Corte d'appello, con rito abbreviato, aveva riformato la sentenza di primo grado assolvendo per l'estorsione consumata ma condannando per estorsione tentata, ritenendo che la reiterazione di domande giudiziarie fosse indicativa di volontà di ottenere più di quanto legittimo e che la notifica dell'ultimo decreto ingiuntivo fosse il dies della consumazione del tentativo. Il ricorso in Cassazione muoveva plurime censure: violazione di legge e vizio di motivazione su qualificazione della condotta come tentativo di estorsione (art. 56, 629 c.p.), critica sulla prova degli acconti e sulla valutazione delle dichiarazioni della vittima; errata valorizzazione di provvedimenti civili non definitivi (art. 238-bis c.p.p.); errore nell'individuazione del dies a quo della prescrizione (art. 158 c.p.); omessa motivazione sulle statuizioni civili (artt. 538, 539 c.p.p.); e difetto di motivazione sul calcolo della pena (art. 133 c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata con la statuizione che il fatto non sussiste. Il Collegio ha motivato che l'attivazione di procedure giudiziarie e il concreto intervento del giudice (decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti) escludono la configurabilità dell'estorsione sia nella forma consumata sia in quella tentata, poiché l'intervento giudiziale esclude la sussistenza di una illecita costrizione e di un profitto ingiusto come richiesto dalla fattispecie estorsiva. La controversia è stata ricondotta alla sfera civilistica relativa alla quantificazione del credito professionale e degli acconti. La domanda di sospensione dell'esecuzione civile ai sensi dell'art. 612 c.p.p. è stata ritenuta assorbita.
Norme richiamate
art. 612 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la sospensione dell'esecuzione delle statuizioni civili. Nel caso la richiesta di sospensione è stata proposta ma poi ritenuta assorbita dopo l'annullamento della sentenza perche il fatto non sussiste.
art. 56 cod. pen.
Regola la determinazione dell'elemento soggettivo del tentativo. Richiamata in relazione alla valutazione della configurabilita del tentativo di estorsione.
art. 629 cod. pen.
Norma che definisce il reato di estorsione. La Corte ha ricordato che la minaccia di azioni giudiziarie puo integrare estorsione se non reale azione di diritto ma strumento per coartare la volonta al fine di conseguire un profitto ingiusto; tuttavia nel caso concreto l'intervento giudiziario ha escluso tale tipicita.
art. 238-bis cod. proc. pen.
Limita la prova dei fatti civili nelle sedi penali: una sentenza civile non puo di per se sola provare la responsabilita penale. La Cassazione ha rilevato che la Corte d'appello aveva dato un peso illegittimo ad atti civili non decisivi.
art. 158 cod. pen.
Disciplina la prescrizione dei reati e il dies a quo. Nel ricorso si contestava l'individuazione del dies a quo, sostenendo che dovesse coincidere con l'ultima attivita attribuibile alla volontà dell'imputato (es. notifica dei decreti ingiuntivi) e non con atti giudiziari successivi indipendenti dalla sua volontà.
artt. 538 e 539 cod. proc. pen.
Regole concernenti le statuizioni civili nella sentenza penale e la motivazione delle relative decisioni. Il ricorrente lamentava omessa motivazione su tali statuizioni.
art. 133 cod. pen.
Criteri per la determinazione della pena. Denunciata carenza di motivazione nella quantificazione della sanzione operata dalla Corte d'appello.
Massime di principio
- La sola minaccia di adire le vie legali puo integrare estorsione solo se la minaccia e pretestuosa e finalizzata a coartare la volonta della parte, ossia quando l'agente non intende esercitare un diritto ma ottenere un vantaggio ingiusto.
- Quando la pretesa trova concreta realizzazione attraverso l'intervento del giudice (decreti ingiuntivi, provvedimenti esecutivi), l'azione rientra generalmente nella sfera civilistica e l'intervento giudiziale ostacola la qualificazione come estorsione, a meno che non risulti chiaro che le azioni erano manifestamente infondate e strumentali alla coercizione.
- La qualificazione penalistica richiede la prova dell'elemento soggettivo (consapevolezza e volontà di ottenere un profitto ingiusto) e dell'illecita costrizione; la semplice intensificazione di cause civili non basta senza prova della pretesa ingiustizia e dell'intento estorsivo.
- Una sentenza civile non definitiva non puo, da sola, costituire prova piena della responsabilita penale: la valutazione probatoria in sede penale deve essere autonoma e adeguatamente motivata.
- Per il calcolo della prescrizione occorre individuare il dies a quo nell'ultima attivita materialmente e volontariamente compiuta dall'imputato rilevante ai fini del reato; gli sviluppi processuali indipendenti dalla sua volonta non devono essere computati come inizi di prescrizione.
- L'imputazione penale deve descrivere con precisione le condotte contestate; non e possibile ottenere una condanna per una modalita di comportamento non contestata in capo all'imputato.
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