Cassazione Penale, Sentenza n. 4558/2025 del 04/02/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il provvedimento del GIP del 10/05/2024 che applicava la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p. e altre disposizioni). Il ricorrente contestava la valutazione della gravità indiziaria, sostenendo che: 1) la decisione si fondava su un esiguo numero di intercettazioni e su una identificazione induttiva del "Bastiano" citato nelle conversazioni con l'imputato Praticò; 2) nelle intercettazioni emergeva un riferimento a una persona condannata a 15 anni, incompatibile con la condanna al ricorrente (8 anni e 8 mesi); 3) vi sarebbe confusione tra cosche diverse (Ficara-Latella vs altra articolazione) e manca riscontro di cariche o affiliazioni direttamente riferite al ricorrente; 4) il Tribunale del riesame avrebbe dato valutazioni meramente assertive sulla persistenza del ruolo apicale, senza autonome valutazioni critiche; 5) andava valutata l'eccezionalità delle esigenze cautelari nei confronti di persona ultrasettantenne.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso; ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame adeguata e coerente con i principi di diritto. La Corte ha richiamato il consolidato principio secondo cui il sindacato di legittimità sulla motivazione nel giudizio cautelare è limitato alla verifica dell'adeguatezza logico-giuridica delle ragioni del giudice di merito e non può trasformarsi in una rivalutazione dei fatti. È stato confermato che la precedente condanna definitiva del Praticò nel maxi-processo "Crimine", valutata congiuntamente con le intercettazioni successive alla condanna, costituisce elemento idoneo a dedurre gravi indizi di perdurante adesione associativa e ruolo apicale ("carichista"). La Corte ha inoltre richiamato la giurisprudenza secondo cui le intercettazioni, anche fra terzi, possono avere valore probatorio diretto senza necessitare della corroborazione ex art. 192 c.p.p., purché valutate criticamente nella loro logica. La censura relativa alla non coincidenza numerica della pena indicata in una conversazione è stata ritenuta non decisiva, alla luce della convergenza di altri elementi identificativi. Anche l'eccezione relativa all'età avanzata del ricorrente non ha prevalso: il Tribunale ha motivato adeguatamente il rischio di recidiva e l'eccezionalità delle esigenze cautelari. Conseguentemente il rigetto del ricorso è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 416-bis c.p.
Fondamento della contestazione per associazione di tipo mafioso; la Corte conferma che la persistenza di un ruolo apicale può essere desunta da precedente condanna e da elementi successivi (intercettazioni) valutati congiuntamente
art. 61, n. 11-quater c.p.
Richiamato come circostanza relativa alla qualificazione dell'illecito nell'atto di imputazione
art. 71 d.lgs. 6/9/2011, n. 159
Richiamato nell'imputazione insieme alle norme anti-mafia applicabili al caso
art. 273 c.p.p. (commi 1 e 1-bis)
Norme sulla valutazione della gravità indiziaria che il ricorrente riteneva violate; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente applicato i criteri richiesti
art. 275 c.p.p. (comma 4)
Norma invocata dalla difesa in relazione ai vizi di motivazione del riesame; la Corte ha escluso la violazione
art. 192 c.p.p. (comma 3)
Norma sulla necessità di riscontri per alcune dichiarazioni; la Corte ha richiamato la giurisprudenza (Sebbar) secondo cui le intercettazioni auto/etero-accusatorie, se regolarmente acquisite, possono costituire prova diretta senza bisogno della corroborazione prevista dall'art. 192(3), purché valutate criticamente
art. 173 disp. att. c.p.p.
Richiesto dal ricorrente per i limiti formali di esposizione del motivo; il ricorso è stato comunque ritenuto complessivamente infondato
art. 616 c.p.p.
Norma che consente la condanna alle spese per il ricorrente in caso di rigetto: applicata dalla Corte
art. 94, comma 1-ter disp. att. c.p.p.
Riferimento formale per gli adempimenti della cancelleria conseguenti alla pronuncia
Giurisprudenza: Sez. U., n. 22471 del 26/02/2015 (Sebbar)
Principio richiamato che le intercettazioni tra terzi possono essere fonte diretta di prova senza necessità di riscontri ex art. 192(3), sebbene il loro contenuto debba essere valutato criticamente e logicamente
Giurisprudenza: Sez. 6, n. 3508 del 24/10/2019 (Ammendola)
Principio secondo cui la precedente condanna per associazione mafiosa, unita alla valutazione del ruolo assunto e ad elementi successivi, può fondare i gravi indizi in sede cautelare
Massime di principio
- La Cassazione, nel sindacare provvedimenti cautelari, verifica soltanto l'adeguatezza logico-giuridica della motivazione del giudice di merito e non procede a una nuova valutazione dei fatti e delle prove.
- Una condanna penale definitiva per associazione mafiosa, valutata congiuntamente a elementi investigativi successivi (es. intercettazioni), può costituire base sufficiente per ritenere sussistenti gravi indizi di perdurante adesione associativa e ruolo apicale.
- Le intercettazioni, anche se riguardano conversazioni tra terze persone, possono avere valore probatorio diretto senza necessitare di riscontri supplementari ai sensi dell'art. 192(3) c.p.p., purché il giudice le valuti criticamente e nel loro contesto logico.
- L'identificazione di un soggetto tramite soprannomi o riferimenti indiretti è ammessa se risultano elementi convergenti e complessivi che consentono una ricostruzione unitaria e coerente.
- L'età avanzata dell'indagato non è di per sé ostativa alla custodia cautelare quando ricorrano esigenze cautelari eccezionali debitamente motivate (es. ruolo apicale, rischio di recidiva o di inquinamento probatorio).
- La valutazione degli indizi deve essere complessiva e non parcellizzata: ogni elemento va considerato in rapporto agli altri per costruire una ricostruzione logica e coerente dei fatti.
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