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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28298/2025 del 01/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Grigoli ha impugnato in cassazione la parte dell'ordinanza che ha respinto la sua domanda di riconoscimento della continuazione tra reati riferendosi in particolare a: (1) l'esclusione dalla continuazione della rapina commessa l'11 giugno 2015 (sent. n.4), censurando l'uso del parametro della "maggiore gravità" e sostenendo che la comune ideazione sussisteva nonostante differenze causate da reazioni estemporanee della vittima; (2) l'esclusione della continuazione tra i fatti del 24 marzo 2016 (sent. n.7) e quelli del 6 maggio 2016, sostenendo che doveva riconoscersi il nesso di comune ideazione fra tali fatti e quelli già unificati tra ottobre 2014 e giugno 2015.

La decisione

La Corte di cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha ritenuto fondato il motivo riguardante l'esclusione dalla continuazione del fatto oggetto della sentenza n.4 (rapina dell'11 giugno 2015), annullando l'ordinanza limitatamente a tale diniego e rinviando per il riesame. Ha invece respinto la censura relativa al fatto del 24 marzo 2016: la Corte ha ritenuto non manifestamente illogica la decisione di escludere la continuazione rispetto a reati commessi a distanza temporale consistente (da ottobre 2014 a marzo 2016), per cui quella parte del provvedimento è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p., comma 2

    La continuazione richiede l'unità di disegno criminoso (unità di ideazione) che abbraccia più reati; non si identifica con la semplice reiterazione o con una scelta di vita criminale e non richiede un progetto dettagliato per ogni singolo reato, ma una visibile programmazione iniziale almeno nelle linee essenziali.

  • Sez. I, sent. n. 40123 del 22.10.2010 (giurisprudenza)

    Sez. I n. 40123 del 22.10.2010, rv 248862

    Richiama il principio che il giudice deve esaminare tempi e modalità delle violazioni per individuare indici di unicità del disegno criminoso; la mera recidiva o abitualità non sostituiscono l'elemento intellettivo della continuazione.

  • Sez. Un., sent. n. 28659 del 18.5.2017 (giurisprudenza)

    Sez. Un. n. 28659 del 18.5.2017, rv 270074

    In sede esecutiva valgono gli stessi criteri del processo di cognizione: occorre verifica approfondita di indicatori concreti (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, e programmazione dei reati almeno nelle linee essenziali). Non basta valorizzare isolatamente alcuni indici se i reati fossero frutto di determinazioni estemporanee.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione è necessario dimostrare l'unità di ideazione: una programmazione iniziale di più reati almeno nelle linee essenziali, finalizzata a un unico scopo.
  • La valutazione è indiziaria e si fonda su nessi esteriori: contiguità temporale, omogeneità delle modalità e del bene giuridico protetto, finalità comune e prevedibilità almeno approssimativa dei reati successivi.
  • La mera reiterazione di reati o l'abitualità a delinquere non sono sufficienti a caratterizzare la continuazione; serve l'elemento psicologico della comune ideazione.
  • Differenze nella modalità di consumazione dovute a fattori estemporanei (es. reazione della vittima) non escludono automaticamente la continuazione se il momento ideativo è comune.
  • Intervalli temporali consistenti tra le condotte possono giustificare l'esclusione della continuazione: più il lasso di tempo è rilevante, più è legittima la decisione di non unificare.
  • In sede esecutiva il giudice applica gli stessi criteri del giudizio di cognizione: occorre un esame concreto e motivato dei tempi, delle modalità e degli indici di programmazione.

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