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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28197/2025 del 01/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello che lo aveva ritenuto responsabile, in concorso con altro conducente, dell'omicidio colposo di Orefice Giovanna. Contestava in particolare: (1) la ritenuta efficacia causale della sua condotta, sostenendo che l'evento fosse da attribuire esclusivamente alla condotta sopravvenuta e autonoma dell'Esposito (art. 41 c.p.), perché la Renault ferma costituiva un ostacolo imprevedibile; (2) la mancanza di prova della sua eccessiva velocità e l'insufficienza degli elementi probatori (assenza di perizia dibattimentale, consulenza del PM ipotetica, assenza di tracce di frenata) invocando il principio di non colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ne ha confermato il rigetto. Ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito: la condotta del Morione è una concause equivalente e non una causa sopravvenuta idonea ad interrompere il nesso causale; la ricostruzione dei fatti e delle modalità dell'urto è coerente e adeguatamente motivata. Quanto alla colpa, la Corte ha condiviso la valutazione sulla velocità e sulle modalità dell'impatto (danno retrocessione della Renault per oltre 16 metri, assenza di frenata compatibile con incapacità di reazione dovuta all'alta velocità), con riferimento all'obbligo di adeguare la velocità alle condizioni della strada. La Cassazione ha quindi confermato la responsabilità e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma per la cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 589 cod. pen.

    Norma contestata (omicidio colposo): la Corte ha confermato che l'evento mortale rientra nella fattispecie per colpa consistente nelle condotte di guida degli imputati.

  • art. 41 cod. pen. (comma finale)

    Interpretato nel senso che una causa sopravvenuta interrompe il nesso causale solo se totalmente autonoma e indipendente dalla condotta dell'agente; nel caso concreto la condotta del secondo conducente è stata ritenuta connessa e dunque concause equivalenti, non causa interruttiva.

  • art. 141 Codice della Strada

    Richiamato per l'obbligo di adeguare la velocità alle condizioni della strada: la Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia rispettato tale obbligo, contribuendo causalmente all'evento.

Massime di principio

  • In incidenti stradali 'a catena', una condotta sopravvenuta non esclude il nesso causale a meno che sia del tutto autonoma, imprevedibile e sganciata dalla situazione precedente: se è collegata, le cause sono concause equivalenti.
  • La valutazione della dinamica e dell'efficienza causale delle diverse condotte è rimessa al giudice di merito; in Cassazione non è consentito riesaminare le valutazioni probatorie e fattuali se corredate da motivazione logica e coerente.
  • L'assenza di tracce di frenata non prova automaticamente l'imprevedibilità dell'ostacolo; può essere compatibile con incapacità di reazione dovuta ad eccessiva velocità.
  • Per ritenere la colpa del conducente è sufficiente che la motivazione del giudice di merito colleghi logicamente le risultanze probatorie (es. conseguenze dell'urto, distanza di trascinamento, frammenti sulla carreggiata) a violazioni delle norme di prudenza e adattamento della velocità (art. 141 CdS).
  • In Cassazione il principio 'oltre ogni ragionevole dubbio' non autorizza la semplice preferenza per una ricostruzione alternativa: il dubbio deve essere ragionevole e fondato su elementi concreti non adeguatamente confutati dai giudici di merito.
  • Se la decisione di merito è 'doppia conforme' (primo e secondo grado concordi), l'esame motivazionale richiesto alla Corte di legittimità è più circoscritto e la sindacabilità è limitata ai vizi manifesti di logicità o incompatibilità con gli atti processuali.

Testo integrale

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