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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 01017/2026 del 12/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del 24/04/2025 del GUP di Teramo che aveva assolto Gabriele Baldini per il reato di estorsione nella forma tentata (artt. 56 e 629 c.p.) dichiarandolo non punibile per particolare tenuità ai sensi dell'art. 131-bis c.p. Il ricorrente censura la violazione di legge e la carenza/contraddittorietà della motivazione perché, nella formulazione vigente all'epoca del fatto (ottobre 2024), l'art. 131-bis esclude espressamente l'applicazione della causa di non punibilità al reato di estorsione, tentata o consumata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto ammissibile il ricorso per saltum proposto dal Pubblico Ministero, constatato l'errore di diritto del GUP per aver applicato l'art. 131-bis alla fattispecie di tentata estorsione nonostante la norma, nella formulazione vigente al tempo del fatto, escludesse espressamente l'estorsione dal suo ambito di applicazione. Ha annullato la sentenza impugnata e rinviato per nuovo giudizio alla Corte d'Appello di L'Aquila.

Norme richiamate

  • art. 131-bis cod. pen.

    nella formulazione vigente all'epoca del fatto (ottobre 2024) esclude espressamente dal proprio ambito applicativo il delitto di estorsione, sia nella forma tentata sia in quella consumata

    La causa di non punibilità per particolare tenuità prevista dall'art. 131-bis non può operare rispetto al reato di estorsione (tentata o consumata) nella versione della norma vigente al momento del fatto; pertanto il giudice non può dichiarare la non punibilità per tale titolo di reato.

  • art. 56 cod. pen.

    Richiama la disciplina del tentativo: il fatto contestato è qualificato come tentata estorsione, e la forma tentata è stata ritenuta rilevante nella valutazione dell'applicabilità della causa di non punibilità.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che descrive il reato di estorsione; il giudice di merito aveva applicato la causa di non punibilità a un fatto contestato come estorsione (art. 629), ma la Corte ha ritenuto ciò incompatibile con l'art. 131-bis nella versione temporale pertinente.

Massime di principio

  • Prima di applicare una causa di non punibilità verificare la formulazione della norma alla data del fatto: se la norma esclude espressamente il reato contestato, la causa non è applicabile.
  • Distinguere con precisione se il fatto è tentato o consumato: la norma può escludere entrambe le forme o solo una di esse e tale distinzione cambia l'ammissibilità della non punibilità.
  • L'annullamento per errore di diritto su applicazione di cause di non punibilità comporta, in genere, il rinvio per nuovo giudizio; il PM può ricorrere per cassazione anche 'per saltum' contro pronunce di proscioglimento rese in abbreviato.
  • Il giudice deve motivare espressamente la compatibilità tra la causa di non punibilità invocata e il titolo di reato contestato, richiamando la formulazione normativa vigente al momento del fatto.
  • In sede difensiva, se la norma di non punibilità è modificata successivamente al fatto, valutare attentamente il principio di irretroattività e l'eventuale diversa disciplina temporale: la regola è applicare la norma vigente al momento del fatto salvo espressa più favorevole efficacia retroattiva.

Testo integrale

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