Cassazione Penale, Sentenza n. 32377/2023 del 26/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva respinto la richiesta di dissequestro di €49.000, somma sequestrata durante la perquisizione presso il nipote, Albanese Rocco, indagato per violazione dell'art.73 DPR 309/1990. La ricorrente ha dedotto violazione di legge (artt.321, 325 c.p.p.) e motivazione inesistente o apparente in relazione alla titolarità delle somme e alla mancanza di elementi che collegassero il denaro all'attività illecita, oltre a sostenere che il proprio reddito pensionistico accumulato (circa €93.000 in 10 anni) poteva giustificare i risparmi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che il Tribunale del Riesame avesse fornito motivazione logica ed esaustiva circa l'impossibilità per la ricorrente di aver accantonato la somma sequestrata (confronto tra reddito pensionistico ed entità del denaro) e avesse legittimamente valorizzato anche il comportamento silente della Di Paolo al momento della perquisizione. Di conseguenza è stata esclusa la violazione dell'art.125 c.p.p. Segue condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di €3.000 a favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
DPR 309/1990, art. 73
Norma penalmente rilevante che disciplina le condotte connesse agli stupefacenti; rilevante perché il sequestro degli effetti è avvenuto nell'ambito di indagini per reati di droga a carico del nipote.
Codice di procedura penale, art. 321
Norma citata dalla ricorrente relativa alle misure cautelari e ai relativi presupposti; la censura era volta a sostenere violazione delle garanzie procedurali nella decisione di sequestro/dissequestro.
Codice di procedura penale, art. 325
Richiamato dalla ricorrente in relazione ai rimedi avverso provvedimenti cautelari; la censura mirava a far valere vizi di motivazione e di applicazione delle norme di tutela del diritto di proprietà.
Codice di procedura penale, art. 125
Richiamato dalla Corte nella valutazione della motivazione: la Suprema Corte ha ritenuto che il provvedimento impugnato rispettasse i requisiti di motivazione richiesti dall'art.125 (coerenza, completezza e ragionevolezza).
Massime di principio
- Il sequestro di denaro connesso a indagini per reati (es. stupefacenti) può essere giustificato anche in assenza di prova diretta della provenienza illecita se manca una plausibile spiegazione della sua disponibilità da parte del soggetto che ne rivendica la proprietà.
- La capacità reddituale e la documentazione economica del proprietario rivestono un ruolo centrale: chi contesta il sequestro deve fornire elementi concreti (documenti bancari, ricevute, storia dei risparmi) che rendano verosimile l'origine lecita delle somme.
- Comportamenti tenuti al momento della perquisizione (per esempio non rivendicare immediatamente una somma considerevole) possono essere valutati come indizio, se inseriti in una motivazione complessiva e coerente.
- La Corte di Cassazione esamina i ricorsi per sequestro prevalentemente per violazione di legge o per motivazione radicalmente carente; questioni di merito sulla valutazione degli indizi e della plausibilità economica sono in linea di massima riservate al giudice del merito.
- In situazioni analoghe è consigliabile al proprietario produrre subito prove documentali dell'origine del denaro e, durante le operazioni di polizia, dichiarare e documentare la titolarità per evitare che il silenzio sia valorizzato come elemento indiziario.
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