Sentenza del 19/11/2021 n. 35718 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia impugnava la sentenza della C.T.R. Campania che aveva annullato l'avviso di accertamento notificato ad A.F. per il 2006, con il quale erano state recuperate a tassazione, come "redditi diversi", somme pari all'Iva evasa da Wisper S.r.l. (Euro 965.520,00). L'Ufficio sosteneva che A.F. fosse l'amministratore di fatto della "cartiera" Wisper S.r.l. e, ai sensi della normativa e delle regole sulle presunzioni, si dovesse presumere che avesse percepito i proventi illeciti derivanti dall'evasione, con conseguente onere per il contribuente di provare il contrario. La C.T.R. aveva invece ritenuto che l'informativa di reato non dimostrasse l'effettivo conseguimento dei redditi illeciti e aveva evidenziato la mancanza di indici di anomalA economica o patrimoniale a carico di A.F.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo del ricorso principale dell'Agenzia (relativo all'applicazione delle presunzioni e all'onere della prova), dichiarando assorbito il primo motivo. Ha altresì dichiarato inammissibile il ricorso incidentale condizionato del contribuente (per mancanza di interesse, essendo parte totalmente vittoriosa in sede di merito). La sentenza della C.T.R. è stata cassata e la causa rinviata alla Commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione per un nuovo giudizio anche sulle spese. La Corte ha quindi ritenuto fondata la regola presuntiva che può far gravare sull'amministratore di fatto l'onere di provare di non aver avuto la disponibilità dei proventi evasi, rimandando tuttavia la valutazione concreta delle prove al giudice di merito.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42
Richiamato dall'Agenzia nel primo motivo; la Corte non entra nel merito definitivo del primo motivo, assorbito, ma la norma è evocata in relazione alla legittimazione dell'atto impositivo e alla valutazione degli elementi probatori contenuti nell'avviso.
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 43
Citato nel ricorso incidentale relativo a questioni di termine e decadenza; rilevanza collegata alla disciplina del termine di accertamento e ai profili temporali introdotti da norme successive.
L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4
Fondamentale per la decisione: la Corte condivide l'interpretazione secondo cui, in presenza di una fattispecie di frode attraverso società 'cartiere', è possibile ritenere, in via presuntiva, che l'amministratore di fatto abbia acquisito i proventi illeciti, sicché grava sul contribuente l'onere di provare il contrario.
Artt. 2727 e ss. c.c. (presunzioni)
La Corte richiama le regole sulle presunzioni civili per sostenere che, nelle opportune condizioni fattuali (ruolo di dominus/amministratore di fatto di una 'cartiera'), opera una presunzione idonea a ricollegare i proventi illeciti al soggetto che di fatto gestiva la società, salvo prova contraria.
D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 19
Riferimento normativo richiamato per indicare che la materia delle imposte sui redditi è regolata in via presuntiva e secondo 'id quod plerumque accidit', rafforzando l'uso delle presunzioni in ambito tributario.
D.P.R. n. 602 del 1973, art. 36
Collegata alla disciplina delle misure cautelari e della riscossione; richiamata in relazione alla natura presuntiva degli elementi probatori nelle imposte sui redditi (menzionata dalla Corte nel contesto della presunzione sull'amministratore di fatto).
D.Lgs. n. 128 del 2015, art. 2
Richiamato nell'ambito del motivo incidentale relativo al termine raddoppiato di accertamento (transizione normativa): la Corte rileva che la questione temporale è stata proposta ma il ricorso incidentale è stato dichiarato inammissibile per mancanza di interesse.
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater
Citato solo per effetto processuale: la Corte dà atto dell'eventuale applicazione del contributo unificato aggiuntivo a carico del contribuente, ove dovuto.
Massime di principio
- Quando l'amministratore di fatto è accertato come gestore di una 'cartiera' che emette fatture per operazioni inesistenti, può operare una presunzione secondo cui i proventi dell'evasione sono entrati nella sua disponibilità; spetta quindi al contribuente fornire prova contraria.
- L'assenza di evidenze contabili dirette non esclude l'utilizzo di presunzioni e indici logici o circostanziali per ricondurre i proventi illeciti al dominus dell'organizzazione fraudolenta.
- Le presunzioni civili (art. 2727 c.c.) trovano applicazione anche in materia tributaria insieme alla normativa speciale (es. L. 537/1993), purché esistano elementi fattuali che legittimano la ricostruzione indiziaria del rapporto tra il soggetto e la società cartiera.
- Il contribuente che contesta l'addebito deve dimostrare specificamente che le somme contestate non sono entrate nella sua disponibilità (ad es. provando destinazione diversa, passaggi finanziari, controparti reali, ecc.).
- Le questioni di decadenza e di raddoppio dei termini richiedono accurata valutazione delle date di notifica degli atti (PVC e avvisi) e dell'entrata in vigore delle norme transitorie: tali profili possono escludere o limitare l'applicabilità del raddoppio del termine.
- In giudizio tributario, la valutazione complessiva delle prove e delle presunzioni resta di competenza del giudice di merito; la Cassazione verifica la corretta applicazione dei principi giuridici e rinvia per nuova valutazione quando necessario.
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