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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48078/2023 del 04/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano l'ordinanza che aveva rigettato la loro domanda di riparazione per ingiusta detenzione. Sostenevano che la Corte d'appello aveva fondato il diniego soprattutto su intercettazioni ambientali ritenute però dal giudice di merito inutilizzabili per la loro illeggibilità, violando l'art. 314 c.p.p. e i principi di motivazione (art. 606 c.p.p.). Denunciavano la manifesta illogicità della motivazione e la valutazione di prove che il giudice di cognizione aveva escluso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato alla Corte d'appello di Firenze per un nuovo giudizio. La Cassazione ha ritenuto illegittimo l'uso, nel procedimento di riparazione, delle intercettazioni ambientali che nel giudizio di merito erano state considerate non intellegibili e quindi inutilizzabili, e ha disposto la nuova valutazione da parte del giudice di appello, anche con riguardo alla eventuale sussistenza del dolo o della colpa grave degli istanti.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    "chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile ... ha diritto a un'equa riparazione ... qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"

    Disciplina il diritto all'equa riparazione per chi assolto; esclude l'indennizzo se l'interessato ha determinato o contribuito con dolo o colpa grave all'applicazione o al mantenimento della misura cautelare. Il giudice della riparazione deve accertare d'ufficio l'assenza di tale causa impeditiva.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e lett. e) cod. proc. pen.

    Sono i motivi di ricorso per cassazione invocati: lett. b) per violazione di norme di diritto (qui per la corretta applicazione dell'art. 314 c.p.p.), lett. e) per manifesta illogicità della motivazione; la Corte ha ritenuto sussistente il vizio per aver utilizzato prove ritenute inutilizzabili nel giudizio di merito.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e Sezioni Civili citate)

    Richiamati principi consolidati: (i) la nozione di dolo e di colpa grave ai fini dell'esclusione dell'indennizzo; (ii) il giudice della riparazione deve esaminare d'ufficio la sussistenza della causa impeditiva e valutare condotte anteriori e successive alla misura; (iii) non è utilizzabile, nel giudizio di riparazione, quanto nel dibattimento è risultato inutilizzabile (es. intercettazioni non intellegibili).

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione deve accertare d'ufficio se l'interessato abbia dato causa, con dolo o colpa grave, alla custodia cautelare; tale accertamento è condizione necessaria per il riconoscimento dell'indennizzo.
  • Non possono essere valutati ai fini della esclusione dell'indennizzo elementi di prova che, nel giudizio di merito, sono stati dichiarati inutilizzabili (ad es. intercettazioni ambientali illeggibili). L'uso di tali prove nel procedimento di riparazione costituisce vizio che giustifica l'annullamento e il rinvio.
  • La valutazione della sussistenza di dolo o colpa grave richiede l'esame della condotta dell'imputato sia anteriormente sia successivamente alla misura cautelare e deve basarsi su motivazione adeguata e congrua che consideri tutte le risultanze utili e utilizzabili.
  • Se il giudice della riparazione commette errori di legge o logici nella valutazione delle prove (ad es. utilizzo di prove escluse in dibattimento), la Cassazione annulla e rinvia per un nuovo giudizio, lasciando alla Corte d'appello il compito di riesaminare la sussistenza della causa impeditiva.
  • In procedimenti di riparazione la parte resistente è generalmente lo Stato (Ministero dell'Economia e delle Finanze); tuttavia l'istruttoria deve attenersi ai limiti di utilizzabilità probatoria stabiliti nel giudizio penale principale.

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