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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18290/2023 del 03/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere per i reati contestati: capo A art. 73 comma 4 d.P.R. 309/90 (ingente quantità di stupefacente - marijuana) e capo B art. 10 legge n. 497/74 (detenzione arma di provenienza furtiva). Il ricorrente deduceva violazione di legge e difetto di motivazione per mancata autonoma valutazione delle esigenze cautelari e degli indizi a suo carico, ossia che non vi sarebbero stati gravi indizi di colpevolezza e che la misura non fosse adeguatamente motivata.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondate le censure, confermando che il Tribunale ha dato adeguata e congrua motivazione circa la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari. La Corte ha richiamato i limiti dell'impugnazione in Cassazione (vista la natura di giudizio di legittimità) e la diversa valenza della nozione di "gravi indizi" in sede cautelare rispetto al processo di merito. Ha valorizzato gli elementi materiali: circa 1,650 kg di marijuana (150 g in stanza + 1,500 g nel garage in essiccazione) e una pistola cal. 22 carica e non denunciata, ritenendo probabile la destinazione a terzi della droga e la pericolosità dell'indagato. Ha inoltre condiviso la valutazione del pericolo di reiterazione e l'adeguatezza della misura carceraria considerata la gravità concreta della condotta e i precedenti penali dell'indagato. La Corte ha annotato solo l'annullamento, già effettuato dal Tribunale, del provvedimento originario del GIP sul capo C (ricettazione della pistola) per assenza di specifica domanda cautelare del PM. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e la Cancelleria è stata incaricata degli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, comma 4

    art. 73, comma 4 d.P.R. 309/90

    Norma sostanziale che qualifica il reato connesso all'ingente quantità di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che la quantità e le modalità rinvenute giustifichino la gravità della condotta ai fini cautelari.

  • Legge n. 497/1974, art. 10

    Disciplina la detenzione di armi; la Corte ha considerato rilevante che l'arma fosse funzionante, pronta all'uso e non denunciata, elemento rilevante per la valutazione del pericolo concreto.

  • Codice di procedura penale, art. 273, comma ibis

    art. 273, comma ibis c.p.p.

    Richiama commi 3 e 4 dell'art. 192 c.p.p. limitando i criteri di valutazione degli indizi in sede cautelare: la Cassazione sottolinea che non si applica il livello di prova richiesto per il giudizio di merito (art. 192, comma 2).

  • Codice di procedura penale, art. 192, commi 2, 3 e 4

    art. 192 commi 2, 3 e 4 c.p.p.

    Il comma 2 (precisione e concorrenza degli indizi) non è richiamato per la fase cautelare; la Corte evidenzia che in sede cautelare è sufficiente la "qualificata probabilità" derivante dagli elementi indizianti, con minori requisiti rispetto al giudizio di merito.

  • Codice di procedura penale, art. 606, comma 1, lett. e)

    art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Criterio di ammissibilità delle censure in Cassazione per vizi di motivazione: la Corte ha applicato questo parametro ritenendo che non sussista una manifesta illogicità della motivazione impugnata.

  • Disp. att. c.p.p., art. 94, comma 1-ter

    art. 94, comma 1-ter disposizioni attuative c.p.p.

    Norma procedurale inerente agli adempimenti della Cancelleria a seguito della decisione; la Corte ordina l'esecuzione degli adempimenti previsti.

  • Giurisprudenza citata (Sez. 6 n. 11194/2012; Sez.4 n. 26992/2013; Sez.5 n. 36079/2012 e altre)

    rinvii a pronunce di Cassazione riportate nel testo

    Richiami giurisprudenziali utilizzati per stabilire i limiti del sindacato in Cassazione sulle misure cautelari (controllo della congruità e della logicità della motivazione, senza ri-valutazione sostanziale dei fatti) e per chiarire la nozione di gravi indizi in sede cautelare.

Massime di principio

  • In Cassazione contro una misura cautelare la possibilità di successo è limitata: occorre dimostrare violazioni di legge specifiche o una manifesta illogicità della motivazione; non è consentita una mera riconsiderazione dei fatti.
  • Il livello probatorio richiesto per disporre la custodia cautelare (gravi indizi) è meno rigoroso di quello del giudizio di merito: basta una qualificata probabilità desumibile dagli elementi indizianti, senza la precisione e concorrenza richieste dall'art. 192 c.p.p. comma 2.
  • Elementi materiali concreti (quantitativo e modalità di detenzione della droga, presenza di armi pronte all'uso, luoghi e modalità di conservazione come elementi di essiccazione) e precedenti penali rafforzano la prospettazione del pericolo di reiterazione e giustificano misure cautelari più severe.
  • Per impugnare efficacemente una custodia cautelare è utile: spiegare puntualmente quali passaggi motivazionali sarebbero illogici o contrari alla legge, indicare elementi probatori omessi o valutati erroneamente e dimostrare, con argomentazioni giuridiche, perché misure meno afflittive avrebbero potuto essere adeguate.
  • La mancata formulazione di una richiesta cautelare da parte del PM su un capo di imputazione può comportare l'annullamento del provvedimento cautelare su quel capo; ciò va attentamente verificato nelle impugnazioni.
  • La valutazione della proporzionalità della misura tiene conto non solo del reato astratto ma della gravità concreta (quantità, grado di purezza, armi, condotte collegate) e del profilo soggettivo (precedenti, comportamento processuale), elementi che il giudice di merito argomenta e che la Cassazione verifica solo per logicità e conformità al diritto.

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