Sentenza n. 4780/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 6
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quarta) n. 14465/2023.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Diniego di condono edilizio relativo a un’unità immobiliare residenziale di 80 mq
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Gli interessati hanno impugnato il diniego dell’istanza di condono edilizio e, dopo il rigetto del ricorso da parte del TAR Lazio, hanno proposto appello deducendo error in iudicando, violazione dell’art. 2 della legge regionale Lazio n. 12/2004 e dell’art. 40 della legge n. 47/1985, nonché eccesso di potere. In particolare, hanno contestato la valutazione del TAR in ordine alla prova dell’ultimazione delle opere abusive entro il 31 marzo 2003, termine rilevante per l’accesso alla sanatoria straordinaria prevista dall’art. 32, comma 25, del d.l. n. 269/2003. Gli appellanti hanno valorizzato elaborati tecnici, dichiarazioni dei professionisti, domande di autorizzazione agli allacciamenti di acqua ed energia elettrica, autorizzazione allo scarico delle acque reflue e un’aerofotografia.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello e confermato la sentenza del TAR Lazio. Ha ritenuto che l’onere di provare l’ultimazione dei lavori entro il 31 marzo 2003 gravasse sui richiedenti il condono, poiché soltanto questi possono fornire documenti ed elementi idonei a dimostrare con ragionevole certezza l’epoca di realizzazione dell’abuso. Gli elaborati tecnici e le dichiarazioni dei professionisti non erano accompagnati da riscontri oggettivi. Le domande di autorizzazione agli allacciamenti e l’autorizzazione allo scarico erano inoltre successive al termine utile, essendo intervenute il 30 gennaio 2024, mentre l’aerofotografia era del 4 novembre 2003, anch’essa successiva al termine del 31 marzo 2003. Non essendo stata provata la risalenza dell’abuso alla data richiesta, il diniego comunale è stato ritenuto legittimo e doveroso. Gli appellanti sono stati condannati in solido al pagamento delle spese del grado, liquidate in 4.000 euro oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 32, comma 25, d.l. n. 269/2003
La sanatoria straordinaria presuppone che le opere abusive siano state ultimate entro il 31 marzo 2003; la prova di tale presupposto temporale grava sul richiedente.
art. 2 l.r. Lazio n. 12/2004
Norma invocata dagli appellanti, la cui violazione è stata ritenuta non sussistente in ragione della mancata prova dell’ultimazione delle opere entro il termine previsto.
art. 40 l. n. 47/1985
Norma invocata dagli appellanti nel motivo di gravame; il testo non espone una specifica interpretazione autonoma, distinta dalla verifica del presupposto temporale del condono.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato per lo svolgimento dell’udienza di smaltimento dell’arretrato mediante collegamento da remoto in videoconferenza.
Massime di principio
- Nelle controversie relative alla sanatoria straordinaria prevista dall’art. 32 del d.l. n. 269/2003, l’onere di provare che le opere abusive siano state ultimate entro il termine legale grava sul richiedente il condono.
- La prova dell’ultimazione dell’abuso entro il termine utile per il condono deve fondarsi su atti, documenti ed elementi oggettivi idonei a determinare una ragionevole certezza circa l’epoca di realizzazione del manufatto.
- Elaborati tecnici e dichiarazioni dei professionisti, se non accompagnati da riscontri oggettivi, non sono di per sé sufficienti a dimostrare il rispetto del termine temporale per l’accesso alla sanatoria.
- Documenti formatisi dopo il termine legale, quali richieste di allacciamento, autorizzazioni allo scarico o aerofotografie successive, non possono provare l’ultimazione dell’opera entro la data richiesta dalla disciplina del condono.
- In mancanza della prova del requisito temporale per la sanatoria straordinaria, l’amministrazione deve negare il titolo in sanatoria.
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