Sentenza del 14/06/2021 n. 710 - Comm. Trib. Reg. per la Toscana
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Avviso relativo all'anno 2013 emesso nei confronti della socia per redditi da utili occulti derivanti da un accertamento, già effettuato e divenuto definitivo, a carico della società Il P. s.r.l. (reddito societario omesso di €113.465,02). L'Ufficio, rilevata la ristretta base sociale (quattro soci: i due coniugi e due figli, tutti residenti nello stesso luogo e amministratori/componenti del CdA) ha presunto la distribuzione pro quota degli utili ai soci. La ricorrente contestava: nullità della motivazione, violazione del divieto di doppia presunzione, mancata prova della effettiva distribuzione degli utili, e l'uso immotivato del criterio della ristretta base sociale.
La decisione
La Commissione ha respinto l'appello. Ha ritenuto che la sentenza di primo grado non sia nulla e abbia adeguatamente motivato; ha confermato che l'accertamento nei confronti della società è divenuto definitivo e che tale giudicato ha efficacia riflessa nel giudizio sul socio. Ha affermato la legittimità della presunzione di attribuzione pro quota degli utili nei confronti dei soci di società di capitali a base ristretta, salvo prova contraria fornita dal socio. L'appellante non ha fornito elementi probatori idonei a dimostrare che gli utili fossero rimasti in seno alla società o reinvestiti. Appello respinto; condanna della socia alle spese processuali di grado per complessivi €1.000,00 oltre maggiorazioni di legge.
Norme richiamate
art. 2261 c.c.
Richiamato per evidenziare i poteri dei soci di consultare la documentazione contabile e partecipare agli accertamenti della società; ciò giustifica che i soci non possono dolersi della definitività dell'accertamento della società quando erano nelle condizioni di controllo.
Cass., Sez. V, Ord. 26.1.2021, n. 1574 (giurisprudenza)
Stato di fatto: l'accertamento del maggior reddito societario costituisce presupposto logico-giuridico per l'accertamento nei confronti del socio; il giudicato sul conto della società produce efficacia riflessa.
Cass., Sez. V, Ord. 23.5.2019, n. 13989 (giurisprudenza)
Conferma che il giudicato formatosi in capo alla società può influenzare il giudizio sul socio anche quando l'entità degli utili sia stata diversamente accertata; il risultato definitivo della verifica societaria rileva.
Cass., Sez. V, Ord. 20.12.2018, n. 32959 (giurisprudenza)
Afferma che l'accertamento del maggior reddito a carico della società a base ristretta legittima la presunzione di distribuzione degli utili ai soci, indipendentemente dalla modalità di accertamento, salvo prova contraria da parte dei soci.
Cass., Sez. VI-V, Ord. 18.2.2020, n. 3980 (giurisprudenza)
Stabilisce che l'avviso al socio è legittimo anche se si limita a rinviare per relationem ai redditi accertati alla società, poiché i due accertamenti non sono autonomi in presenza dei poteri di controllo dei soci.
Cass., Sez. VI-V, Ord. 24.1.2019, n. 1947 (giurisprudenza)
Spiega che non c'è doppia presunzione quando il fatto noto è la ristrettezza dell'assetto societario: da questa oggettiva circostanza deriva legittimamente la presunzione di distribuzione pro quota e grava sul socio l'onere di provare il contrario.
Cass., Sez. V, Ord. 11.8.2020, n. 16913 (giurisprudenza)
Richiama tipi di elementi probatori che il socio potrebbe fornire per confutare la presunzione (es. analisi movimenti bancari e acquisiti di beni di valore non giustificabili dai redditi dichiarati).
Massime di principio
- Se un accertamento fiscale nei confronti della società diventa definitivo (per mancata impugnazione), esso può avere efficacia riflessa sugli avvisi emessi contro i soci di società a base ristretta: la risultanza societaria costituisce presupposto per l'accertamento verso i soci.
- Nelle società di capitali con base partecipativa ristretta (soci strettamente familiari, residenti nello stesso luogo e con ruoli di controllo/gestione), è lecita la presunzione che utili societari non dichiarati siano stati distribuiti pro quota ai soci, salvo prova contraria.
- Non costituisce 'doppia presunzione' vietata il rinvio alla situazione oggettiva della ristrettezza della compagine sociale come fatto noto: tale dato oggettivo legittima la presunzione iniziale e impone al socio l'onere di disattenderla con prove concrete.
- Il socio che intende contrastare l'accertamento su utili occulti deve fornire documentazione specifica e oggettiva (es. bilanci depositati, delibere di reinvestimento o accantonamento, evidenze bancarie, assenza di movimentazioni riconducibili a distribuzioni) e, se possibile, impugnare anche l'atto societario prima che diventi definitivo.
- La mancata presentazione delle dichiarazioni societarie e l'assenza del deposito dei bilanci rafforzano la presunzione dell'Amministrazione; l'inazione della società (non impugnare l'avviso) può rendere più difficoltosa la difesa del singolo socio.
- In fase precontenziosa è strategico per il socio ottenere e documentare evidenze sulla destinazione degli utili (verbali assemblee, scritture contabili, flussi bancari) e, se opportuno, promuovere azioni o richieste probatorie tempestive per evitare che il giudicato societario si formi.
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