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Sentenza

Sentenza n. 493/2026 - Brescia, Sezione 2

per l'annullamento - della nota del Comune di Brescia – Settore Sportello Unico dell'Edilizia e Attività Produttive P.G. 270628/2021 cron. N. 11245/2021 del 22.10.2021 a firma del responsabile di settore Arch. Maurizio Roggero inerente al rigetto della domanda di condono presentata il 10.12.2004 P.G. 51415/2004 dalla Sig.ra Dorici Prima realizzate nel comune di Brescia via S. Gottardo SNC sez. NCT fg. 128 part. 195, madre dell’'odierno ricorrente cui è succeduto ex lege a far data dal 2014 con successione n. 26324-1/2014; - di ogni atto ad essi presupposto, connesso, collegato e consequenziale.

Giustizia amministrativa202200131

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego di condono edilizio relativo al mutamento di destinazione d’uso senza opere di un fabbricato da deposito attrezzi a residenza

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego comunale della domanda di condono edilizio presentata dalla madre nel 2004 ai sensi dell’art. 32 del d.l. n. 269/2003, avente ad oggetto il mutamento di destinazione d’uso di un fabbricato di 45,46 mq. Il Comune aveva respinto l’istanza ritenendo non provato che il mutamento fosse stato ultimato entro il 31 marzo 2003. Il ricorrente ha dedotto violazione dei principi di non aggravamento, leale collaborazione e buona fede, sostenendo che l’amministrazione, dopo la lunga durata del procedimento, avrebbe precisato solo tardivamente la necessità di produrre fotografie degli interni. Ha inoltre sostenuto che la data utile risultasse dalla dichiarazione sostitutiva allegata alla domanda di condono, dalla documentazione fotografica e dall’attivazione delle utenze di acqua e luce nel 2001. Ha dedotto, infine, che la prova dell’ultimazione potesse essere fornita con qualsiasi corredo documentale, anche indiziario, e non necessariamente mediante fotografie. Il Comune non si è costituito, ma ha depositato, a seguito di ordinanza istruttoria, una relazione e la documentazione del procedimento.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che l’onere di provare rigorosamente l’ultimazione dell’abuso entro il termine legislativo gravasse integralmente sul privato, in applicazione del principio di vicinanza della prova. Le fotografie originariamente prodotte rappresentavano soltanto l’esterno del manufatto e non consentivano di verificare il mutamento da deposito a residenza; le fotografie degli interni erano state prodotte solo nel 2021, senza data certa antecedente al 31 marzo 2003. Il Collegio ha rilevato che la documentazione fotografica era stata richiesta dal Comune già nel 2006 e nuovamente nel 2012, senza essere effettivamente depositata. La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà non è stata ritenuta sufficiente, poiché non idonea, da sola, a fornire una prova oggettiva e verificabile della data di ultimazione. Anche le utenze di acqua e luce attivate nel 2001 sono state considerate inidonee: non risultava con certezza che si riferissero al fabbricato oggetto di condono, alcune erano indirizzate ad altro immobile, una fornitura riguardava un immobile di diversa superficie e destinazione, e comunque luce e acqua potevano essere utilizzate anche per un deposito. Il TAR ha quindi ritenuto legittimo il diniego per carenza della prova necessaria, senza ravvisare la dedotta violazione dei principi procedimentali. Nulla sulle spese, per la mancata costituzione del Comune.

Norme richiamate

  • art. 32 d.l. 30 settembre 2003, n. 269

    La condonabilità dell’intervento richiede la prova che il mutamento di destinazione d’uso sia stato ultimato entro il termine legislativamente previsto.

  • art. 10-bis l. 7 agosto 1990, n. 241

    Le osservazioni presentate in risposta al preavviso di diniego costituiscono il momento nel quale il ricorrente ha prodotto per la prima volta fotografie degli spazi interni, ritenute tuttavia prive di data certa utile.

Massime di principio

  • Nelle domande di condono edilizio l’onere di provare con rigore l’ultimazione delle opere o del mutamento di destinazione d’uso entro il termine previsto dalla legge grava integralmente sul privato richiedente e non può essere invertito a carico dell’amministrazione.
  • La prova della data di ultimazione ai fini del condono deve fondarsi su documenti certi, univoci ed elementi oggettivi idonei a fornire una ragionevole certezza; le mere dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà o dichiarazioni di terzi, non verificabili autonomamente, non sono sufficienti.
  • La documentazione fotografica prodotta per dimostrare un mutamento di destinazione d’uso deve consentire di individuare lo stato interno del manufatto e deve essere riferibile, con elementi oggettivi o data certa, al termine entro il quale l’abuso doveva essere ultimato; fotografie prive di riferimenti temporali non assolvono l’onere probatorio.
  • La carenza di prova dell’ultimazione dell’intervento entro il termine di legge è sufficiente a giustificare il rigetto della domanda di condono, senza che l’amministrazione debba dimostrare positivamente la tardività dell’intervento.
  • La documentazione relativa all’attivazione di utenze di luce e acqua costituisce un indizio insufficiente quando non consenta di riferire con certezza le forniture al manufatto oggetto di condono o quando sia compatibile anche con l’uso non abitativo del fabbricato.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioPartecipazione al procedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
IstitutiOnere della prova e principio dispositivoBuona fede e correttezza della PADifetto di istruttoria

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