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Sentenza

Sentenza n. 505/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

Giustizia amministrativa202500412

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio CalabriaSentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario che aveva condannato l’azienda sanitaria al pagamento di somme a titolo di indennità di coordinamento, T.F.R., interessi legali e rivalutazione monetaria

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (azienda sanitaria)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha proposto ricorso per l’ottemperanza alla sentenza del Tribunale ordinario, Sezione lavoro, che aveva condannato l’Azienda Sanitaria Provinciale al pagamento di euro 25.596,88 a titolo di indennità di coordinamento, di euro 1.896,07 a titolo di T.F.R. sull’indennità, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dal dovuto fino al soddisfo. L’amministrazione, benché regolarmente evocata, non si è costituita. In camera di consiglio la difesa della ricorrente ha dichiarato che l’azienda sanitaria aveva provveduto al pagamento e ha chiesto la declaratoria di cessazione della materia del contendere, con condanna dell’amministrazione alle spese secondo il principio della soccombenza virtuale.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, rilevando che la dichiarazione resa in udienza dalla difesa della ricorrente attestava il venir meno dell’interesse alla prosecuzione del giudizio. Non ha invece dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché non risultava dimostrata in atti l’effettiva e integrale ottemperanza al giudicato. Le spese sono state compensate: la ricorrente non aveva comprovato l’effettiva notificazione del titolo all’amministrazione mediante deposito della ricevuta di consegna in formato .eml; la ricevuta prodotta in formato .pdf non consentiva di verificare il contenuto effettivamente trasmesso per via telematica.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    Richiamato quale base normativa per la definizione del giudizio mediante dichiarazione di improcedibilità.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato tra le disposizioni applicate per la decisione in camera di consiglio.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza, la dichiarazione del ricorrente secondo cui l’amministrazione ha adempiuto al giudicato può determinare la sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio e quindi l’improcedibilità del ricorso, anche quando l’effettiva e integrale esecuzione non sia documentalmente dimostrata.
  • La cessazione della materia del contendere presuppone la prova dell’effettivo e integrale soddisfacimento della pretesa riconosciuta dal giudicato; in mancanza di tale prova, il giudice non può dichiararla.
  • Ai fini della documentazione della notificazione telematica di un titolo all’amministrazione, la produzione della ricevuta di consegna in formato PDF può non essere sufficiente quando non consenta di verificare l’effettivo contenuto della documentazione trasmessa; a tal fine può essere necessaria la ricevuta in formato .eml.
  • La sopravvenuta carenza di interesse nel giudizio di ottemperanza non comporta automaticamente la condanna dell’amministrazione alle spese secondo il criterio della soccombenza virtuale, ove il ricorrente non abbia adeguatamente comprovato la notificazione del titolo posto a fondamento dell’azione.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaEstinzione, perenzione e improcedibilitàProcesso amministrativo telematicoSpese di lite
RamiProcesso amministrativo
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaSopravvenuta carenza di interesseOnere della prova e principio dispositivo

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