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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11998/2024 del 22/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava l'ordinanza del 29/09/2023 con cui il Tribunale di Napoli aveva accolto l'appello del pubblico ministero e aveva applicato gli arresti domiciliari per il reato di detenzione di stupefacenti, deducendo vizio motivazionale, violazione delle disposizioni incriminatrici e dell'art. 274 c.p.p., in riferimento ai gravi indizi di colpevolezza e al pericolo di recidiva. Successivamente la difesa ha rilevato la sopravvenuta carenza di interesse, poiché la misura cautelare era venuta meno a seguito di assoluzione in primo grado.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse: essendo venuta meno l'efficacia dell'ordinanza cautelare oggetto di impugnazione, l'azione in cassazione perdeva oggettivamente lo scopo; la Corte ha richiamato il consolidato principio giurisprudenziale secondo cui l'impugnazione presuppone la perdurante efficacia dell'ordinanza originaria, salvo che il ricorrente dimostri di voler utilizzare una pronuncia favorevole per fini di richiesta di riparazione per ingiusta detenzione. Inoltre la Corte ha escluso la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali o di una somma alla cassa delle ammende, ritenendo che la declaratoria di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non configuri soccombenza.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020

    Riferimento formale alla partecipazione del Pubblico Ministero in Cassazione; non è stata svolta una interpretazione sostanziale della norma nel testo della sentenza.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Era invocato dalla difesa come parametro per censurare la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza; la Corte non è entrata nel merito della questione a causa dell'inammissibilità per mancanza di interesse.

  • Giurisprudenza consolidata (Sez. 6, n. 49861 del 02/10/2018, Rv. 274311)

    Principio richiamato: l'impugnazione contro provvedimenti cautelari è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse se l'ordinanza cautelare è stata annullata o è venuta meno, salvo che il ricorrente dimostri di voler utilizzare la pronuncia favorevole per fini di riequilibrio (es. richiesta di riparazione).

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. U, n. 31524 del 14/07/2004; Sez. U, n. 7 del 25/06/1997; Sez. 1, n. 11302 del 19/09/2017, dep. 2018)

    Principio richiamato: la declaratoria di inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse non comporta condanna alle spese del procedimento né pagamento della sanzione pecuniaria alla cassa delle ammende, poiché non sussiste una vera soccombenza.

Massime di principio

  • Se la misura cautelare impugnata viene meno (annullata o cessata) prima della decisione della Cassazione, il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • Per evitare l'inammissibilità in tali casi, il ricorrente deve espressamente e adeguatamente motivare che intende utilizzare l'eventuale pronuncia favorevole per fini diversi dall'annullamento della misura (ad esempio per chiedere la riparazione per ingiusta detenzione).
  • Quando la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse non si applicano le norme che prevedono la condanna alle spese o alla sanzione pecuniaria, perché non vi è soccombenza effettiva o anche solo virtuale.
  • Se si impugnano questioni sostanziali (vizio motivazionale, violazioni normative) ma viene meno l'interesse processuale, il giudice di legittimità non entrerà nel merito; pertanto è essenziale valutare tempestivamente l'opportunità dell'impugnazione e preservare l'interesse alla decisione se si vuole una pronuncia di merito.
  • In casi di misure cautelari e successive modifiche/fini diversi (es. risarcimento), è consigliabile che il difensore dichiari chiaramente, fin dall'atto di impugnazione, eventuali scopi alternativi che giustifichino la permanenza dell'interesse al giudizio di legittimità.

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