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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 49230/2023 del 11/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza ex art. 599-bis c.p.p. con cui la Corte d'appello di Napoli, in accoglimento del concordato con il Procuratore generale, ha rideterminato la pena complessiva per reati (capo A: stupefacenti artt. 81 c.p., 73 co.4 d.P.R. 309/1990; capo B: art. 23 co.3 l.110/1975; capo C: ricettazione art. 648 c.p.; capo D: contravvenzione art. 697 c.p.). Il ricorrente deduceva carenza e genericità della motivazione sul calcolo della pena, omessa o erronea individuazione del reato più grave e illegittimità della pena nella parte in cui la Corte avrebbe formato una "pena base composita" applicando congiuntamente la pena detentiva del delitto e quella pecuniaria della contravvenzione, richiamando i principi della sentenza Sez. U. Giglia n. 40983/2018 e sostenendo che, se il reato più grave è un delitto con pena alternativa e il satellite una contravvenzione con pena congiunta, l'aumento deve essere operato rispetto a una sola delle pene previste per la violazione più grave, con motivazione della scelta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata e inefficace motivazione, rilevando l'indeterminatezza, la cumulatività e l'asperità delle doglianze che impediscono l'utilizzabilità del mezzo. Ha tuttavia precisato principi di diritto: le doglianze sulla illegittimità della pena concordata in appello (art. 599-bis c.p.p.) sono, in astratto, proponibili; però il sindacato riguarda la pena finale complessiva concordata e non gli eventuali errori nei passaggi intermedi. Nel caso concreto la pena finale concordata (pena definitiva poi ridotta per il rito: anni cinque, mesi due e giorni venti di reclusione ed euro 3.600,00 di multa) non è risultata illegale né eccedente i limiti normativi. Perciò il ricorso è stato respinto (inammissibile) e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ex art. 616 co.1 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 599-bis cod. proc. pen.

    Regime del concordato in appello: ammissibilità di censure solo su specifici vizi della sentenza, tra cui l'applicazione di una pena illegale; il sindacato di legittimità investe la congruità della pena finale concordata.

  • art. 81 cod. pen.

    Norma sul concorso di reati; utilizzata per descrivere l'aumento di pena ex art. 81 quale fatto contestato nei capi A/B.

  • art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990

    Norma sul trattamento sanzionatorio per reati di stupefacenti richiamata come quadro normativo del capo A.

  • art. 23, comma 3, L. n. 110/1975

    Norma sui reati in materia di armi (capo B) utilizzata per la qualificazione delle fattispecie satellite.

  • art. 648 cod. pen.

    Fattispecie di ricettazione indicata come reato più grave (capo C) con pena congiunta detentiva e pecuniaria.

  • art. 697 cod. pen.

    Contravvenzione contestata (capo D) che prevede pena alternativa detentiva o pecuniaria; rilevante nella discussione sulla tipologia di sanzione applicabile in caso di continuazione.

  • art. 133 cod. pen.

    Principio della motivazione della scelta del giudice nell'operare aumenti e nella determinazione della pena; citato come possibile strumento quando il reato più grave ha pene congiunte e il satellite pene alternative.

  • art. 135 cod. pen.

    Regola di conversione tra generi di pena (ragguaglio): l'aumento per reato satellite, se applicato alla pena detentiva del reato più grave, deve essere ragguagliato a pena pecuniaria quando necessario, nel rispetto del favor rei.

  • artt. 581 e 591 cod. proc. pen.

    Norme sul motivo dell'impugnazione e sui requisiti di specificità: la genericità e la cumulatività dei motivi sono causa di inammissibilità.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Prevede la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità/infondatezza del ricorso; applicata con condanna di euro 3.000,00.

  • Sez. U, n. 40983/2018 (Giglia)

    Giurisprudenza di riferimento sul trattamento degli aumenti di pena nei casi di concorso/continuazione tra reati con sanzioni eterogenee: il giudice può operare l'aumento rispetto a una sola delle pene previste per la violazione più grave motivando la scelta; tuttavia il principio va applicato tenendo conto del contesto e del tipo di procedimento (es. concordato).

  • Altra giurisprudenza di legittimità (es. Sez. 6, n. 23614/2022 Ferrigno; Sez. 5, n. 1205/2020 Magini)

    Orientamenti che chiariscono che, nel concordato in appello, il sindacato riguarda la congruità della pena finale e che errori nei passaggi intermedi non costituiscono di per sé pena illegale se la sanzione complessiva è legittima.

Massime di principio

  • Nel concordato ex art. 599-bis c.p.p. sono ammissibili censure limitate: vizi rispetto alla volontà della parte, al consenso del pubblico ministero, al contenuto difforme della pronuncia e all'applicazione di una pena illegale; va contestata la pena finale complessiva e non i singoli passaggi intermedi.
  • Le impugnazioni devono essere specifiche e intelligibili: motivi generici, cumulativi o promiscui sono causa di inammissibilità secondo artt. 581 e 591 c.p.p.; il ricorrente deve indicare con chiarezza quale profilo di illegittimità si assume e perché.
  • Quando i reati in concorso o in continuazione prevedono sanzioni eterogenee (detentive e pecuniarie, o alternative), l'aumento per il reato satellite deve rispettare il genere di pena previsto e i limiti di legge: il principio del favor rei richiede, se necessario, il ragguaglio ex art. 135 c.p.
  • La Corte di legittimità sindaca la legittimità della pena concordata nella sua globalità; errori di calcolo o passaggi argomentativi controversi nella formazione della pena concordata perdono rilevanza se la pena finale rientra nei limiti di legge.
  • Se si intende contestare la determinazione della pena in un concordato d'appello, è strategico: 1) focalizzare il vizio sulla pena finale (es.: eccedenza dei limiti edittali o specie di pena diversa da quella prevista dalla legge); 2) evitare censure generiche e indicare formule normative e calcoli specifici; 3) richiamare la giurisprudenza pertinente ma spiegando il perché del contrasto con il caso concreto.

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